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The Rubbish Truck: Kung Fury

Mediometraggio del 2015. Scritto, diretto e interpretato da David Sandberg, Kung Fury è un tripudio di trash, azione, asiatici, nazismo e videogame.

Cercando di dare un senso alla trama si potrebbe dire che la scena iniziale si apre con una macchinetta di una sala giochi che prende magicamente vita e inizia a seminare il panico, far saltare teste e distruggere la città. Qui entra in scena il protagonista, Kung Fury: uno pseudo samurai/poliziotto che salta tra i palazzi e con bandana rossa alla testa e pistola alla mano riesce a sconfiggere il nemico. Dopo pochi minuti dall’inizio della vicenda ecco partire un flashback, nel quale ci vengono spiegati il suo passato da poliziotto e le visioni mistiche che gli avrebbero rivelato di essere il prescelto, il Kung Fury. Per restare fedeli al nonsense, tutto ciò avviene rigorosamente dopo essere stato contemporaneamente colpito da un fulmine e morso da un cobra.

Saltando da una situazione all’altra ecco due nuovi personaggi, Triceracop e Hackerman, di cui risparmio ai lettori ulteriori descrizioni per non spoilerare troppi particolari che è giusto vengano assaporati fino all’osso durante la visione.

Nel frattempo appare sullo schermo l’antagonista, l’acerrimo nemico di Kung Fury, che no, non è un altro samurai, né un poliziotto: è nientemeno che Adolf Hitler. Hitler vuole uccidere Kung Fury perché ha capito che così facendo sarà in grado di avere tutto il potere del Kung Fu nelle sue mani, diventando invincibile e facendosi finalmente chiamare Kung Führer. Per difendersi da Hitler Kung Fury decide di viaggiare nel tempo, tornare nel 1940 e ucciderlo, salvando così il mondo.

Con l’aiuto del baffuto Hackerman, il protagonista si imbatterà in dinosauri che sparano laser dagli occhi, strane donne vichinghe a cavallo e tutta un’altra serie di personaggi che sarebbe riduttivo descrivere solo a parole.

Nonostante sia dichiaratamente trash, Kung Fury non è il solito film che vorrebbe essere un bel film e che poi è venuto male, ma è la crème de la crème del trash. Kung Fury è effettivamente un “bel film”. Innanzitutto, è visivamente apprezzabile: un po’ patinato, i personaggi si muovono come dentro a un videogame in un’ ambientazione totalmente anni ’80, sono caratterizzati e senza senso allo stesso momento, ma fanno esattamente le cose assurde che ci si aspetterebbe da loro. Le musiche sono d’effetto e i dialoghi condiscono il tutto, sono divertenti, spiazzanti e nel loro non avere senso fanno ridere. Kung Fury è seriamente una pellicola esilarante, e lo è perché lo spettatore può scegliere se rimanere interdetto davanti alle assurdità che succedono o lasciarsi trascinare in questo turbine di psichedelia, cercando di scommettere su cosa il regista ci avrà riservato per la prossima scena.

Quello di David Sandberg è un trash perfettamente studiato, al cui interno si possono trovare talmente tante cose slegate tra di loro che alla fine, effettivamente, sembrano combaciare tutte alla perfezione. Per questo motivo, in un momento in cui il mondo del cinema pullula di pellicole pretenziose che non riescono a servire il proprio scopo, trovo nettamente preferibile un film come Kung Fury, che di pretese non ne ha per niente e che si presenta ed è apprezzabile per quello che è: un’ insalata trash di personaggi a caso che fanno cose a caso in luoghi a caso, e che inspiegabilmente funziona. Quindi guardatelo, è un bel film, dura solo 30 minuti, lo trovate su Netflix, non ha assolutamente nessun senso ma è un bel film.

A cura di Giorgia Agati

Associazione Vox

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