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Eurovision 2017: come è stato vederlo con un profano

Ho guardato e commentato l’Eurovision con qualcuno che non l’ha mai sentito nominare. Ecco com’è andata.

Ogni anno quando penso a maggio penso solo a cose belle: quell’arietta calda ma non ancora troppo afosa che ti fa uscire di casa senza giubbino; quella consapevolezza che, okay, davanti hai una sessione, ma già assapori il paninone che mangerai a luglio a quel festival e sotto ai piedi senti la sabbia che pesterai ad agosto; e l’Eurovision in TV.

L’Eurovision Song Contest è una manifestazione musicale annuale nata nel 1956 che prevede l’esibizione di un artista per ogni Stato dell’Unione Europea. Una volta che tutte le canzoni in gara sono eseguite, attraverso un televoto mondiale si arriva all’annuncio del paese vincitore, che avrà l’onore di portare l’edizione successiva del festival sul suo territorio nazionale.

In Italia l’importanza dell’evento non è ancora così ovvia e si fatica a capire appieno le dinamiche che ci sono dietro (si pensi anche solo che la Russia quest’anno non ha potuto partecipare perché l’Ucraina – che ospita questa edizione del festival – gliel’ha vietato dopo che la loro rappresentante si è esibita in Crimea, territorio protagonista di una crisi politica che ha portato alla scissione proprio dall’Ucraina nel 2014).

Mentre parlavo con un’amica di come nel weekend sarei volato da un paese europeo all’altro nel giro di una sera, lei mi ha confessato di non aver mai sentito neanche nominare la competizione. In quel momento ho capito che avrei dovuto rinunciare alla comodità di avere un divano tutto per me, che se le volevo bene davvero dovevo educarla, in onore delle 61 volte che l’Eurovision si è impegnato per unire e intrattenere il continente.

20:30, pizza fumante sotto ai nostri nasi e televisione sintonizzata su Rai 1, in attesa dell’anteprima. Tutti i miei buoni propositi vengono messi a dura prova quando, con Gabbani in primo piano intervistato da Federico Russo e Flavio Insinna in diretta da Kiev, la mia compagna di Eurovision (che d’ora in poi, per comodità, battezzerò con lo pseudonimo di Anna) mi chiede: “Ma io non ho capito, chi è lui?”. Per fortuna si fanno in fretta le 21 e ci pensa la patinata sfilata iniziale delle nazioni a tirarmi su.

“Ma cosa ci fa lì l’Australia? E Israele??”

Questa è una buona domanda, una di quelle che attanaglia qualsiasi spettatore la prima volta che guarda il festival (seconda solo a “ma come fanno a far stare 20 esibizioni in 2 ore che a Sanremo ce ne mettono 4 per 10 canzoni?”). L’Australia partecipa a partire dal 2015, quando viene invitata dalla commissione europea, non si sa bene secondo quale logica. Israele anche, però dal 1973, e lo vince addirittura tre volte.

Si parte proprio con quest’ultimo stato, rappresentato da IMRI con I Feel Alive, che propone un’esibizione piuttosto riuscita, riuscendo a far ondeggiare la testa della nostra novellina. Voto: 7.

Continua la biondissima e polacchissima KasiaMoś con la sua Flashlight, affiancata da un violista (in playback) che diverte Anna: “sembra stia facendo ginnastica in mondovisione”. La ballad non riesce nel suo intento e le diamo un 5/6.

Sul palco sale il duo NAVIBAND dalla Bielorussia e ci fa ballare con la loro Historyja Majho Zyccia, tanto folkloristica quanto catchy. Al limone finale parte da entrambi un “oooh” che ci lascia un po’ interdetti. Diamo un 6- perché non ci piacciono le paraculate.

Una luna compare sullo schermo e notiamo che il fratello illegittimo austriaco di Jason Mraz ci è seduto sopra. Scusa Nathan, ci distraiamo durante la tua esibizione perché ancora pensiamo al limone bielorusso, però ti diamo 6,5.

È il turno di Artsvik, la rappresentante dell’Armenia, – una delle mie preferite – che ci invita a volare con lei con la ipnotica Fly With Me. Anna è turbata dal fatto che una delle ballerine è cinese, quindi si ferma a un 6,5. Io mi spingo ad un 8-.

I Paesi Bassi presentano un gruppo vocale formato da tre sorelle (“ma come? Non si assomigliano per nulla!”). Mentre io elenco tutti i motivi per cui l’esibizione non mi piace, Anna si fa prendere dalle olandesi e canta il ritornello leggendolo dalla grafica. Alla fine esclama pure un convinto “BRAVE!”. Per lei è un 7, per me un 5.

La corsa europea si ferma per qualche secondo e i presentatori sfidano la band ucraina a passi di hopak, la danza tradizionale del paese. Siamo tentati di provarci anche noi, ma non vorremmo mai infortunarci e perdere l’occasione di commentare le altre canzoni in gara.

A ricreare l’atmosfera giusta ci pensano i Sunstroke Project, rappresentanti della Moldavia, con la loro Hey mamma, caratterizzata da un beat che potrebbe benissimo essere prodotto dai Major Lazer. Dico ad Anna “questa secondo me ti piace perché è un po’ tamarra”, mi giro a vedere la sua reazione e la ritrovo intenta a cantare con il labiale il ritornello. È estasiata dalla scenografia e dalle ballerine che si rivelano essere vestite da sposa, si azzarda pure a dire “è la mia preferita”. Voto: 8+.

È il turno di Joci  Pápai, un semi-rapper ungherese. Non capiamo niente (eccetto “samurai!”) e la scenografia non ci convince, però apprezziamo il fatto che abbia sfruttato entrambi i palchi. Voto: 5,5.

Arriva il momento della verità: Francesco Gabbani è pronto a portare la scimmia nuda sul palco di Kiev. Il filmato di apertura ci piace e mentre fremiamo nell’attesa spiego “quest’anno forse ce la facciamo davvero: il video ha battuto i record di visualizzazioni del canale dell’Eurovision e il pubblico conosce già il testo nonostante, essendo noi parte dei Great 5, non ci siamo ancora esibiti in diretta nelle due semifinali, accedendo direttamente al Gran Finale”. Esibizione bella e intrattenente, non perfetta, però le diamo 10- comunque. Il meno è perché il coretto non ci è piaciuto per nulla.

A calcare il palco è ora Anja, la barbie danese. “Ma la performance è sponsorizzata da Pantene?”. Le diamo 7/8, probabilmente perché in corpo abbiamo ancora l’adrenalina e la gioia che ci ha trasmesso Gabbani.

Sale sul palco il temutissimo Salvador Sobral, rappresentante del Portogallo, che canta la ballad “Amar pelosdois”. La canzone è davvero anonima, anche se l’interpretazione del cantante è piuttosto efficace (ahinoi). Ciò non toglie che io mi sono annoiato e gli do 5. Lei si spinge a un 7-.

Per fortuna a darmi una botta di vita ci pensa l’Azerbaigian con la sua “Skeletons”, la mia canzone preferita in gara. La scenografia presenta un uomo con una testa di cavallo – un palesissimo affronto alla nostra scimmia – e un coro vestito di nero che mi ricorda un qualche musical à la Notre Dame de Paris. Anche Anna è un po’ intimorita dal coro, ma la canzone convince entrambi e le diamo un 7 e un 8+.

Tocca ora alla Croazia e l’atmosfera da musical non se ne va finché Jacques non inizia a cantare lirica italiana. La mia amica è stupitissima e si chiede come faccia a passare da un registro vocale all’altro così velocemente. Ride di gusto e gli dà 8/9. Io lo trovo molto kitsch e mi limito a un 6/7.

È il turno della nazione che meno c’entra con tutte le altre: Isaiah rappresenta l’Australia con Don’t Come Easy. “Ma che ora sono là? Ma chi lo guarda a quest’ora tanto?”. Però la canzone è proprio carina, io le do un 8, lei si ferma a un 7.

Appena la telecamera inquadra Demy, Anna dice “wow, che vestito da dea greca!”. Mi giro verso di lei per vedere se è una battuta brutta, ma no, non si era semplicemente resa conto che era proprio il turno della Grecia. Il ritornello non ci convince, un po’ troppo basic. Voto: 6,5.

La Spagna si presenta con un teen idle che canta una canzone noiosa. Manuel ha promesso di spogliarsi in caso di vittoria al contest, noi però ci chiediamo se sia o meno maggiorenne. Nel dubbio rimani vestito. Lei gli dà 5/6, io 4/5.

Dalla Norvegia ci aspettavamo di più: Grab the moment è molto carina, però non ha niente di particolare (e la scenografia statica non aiuta). Il bridge sembra appartenere ad un’altra canzone, non ci azzecca proprio. Voto: 6/7.

Parte un lungo siparietto nel quale Måns Zelmerlöw, presentatore della scorsa edizione, dà qualche consiglio per intrattenere il pubblico ai presentatori ucraini di quest’anno. Anna si sente persa e non capisce perché il Regno Unito (la nazione che si sarebbe esibita dopo) abbia un filmato così lungo.

Lucie Jones porta sul palco l’ennesima ballad, però lo fa con una carica maggiore rispetto a tutte quelle che l’hanno preceduta, grazie anche alla contaminazione elettronica. La mia amica si dispiace per lei perché ha un brufolo enorme in fronte che ha tentato di coprire, però l’HD delle telecamere ucraine lo stanno trasmettendo in mondovisione. Per noi è un 7-.

Cipro ci prova con Hovig, un brano che ricorda (forse troppo?) la hit Human di Rag’n’Bone Man, però a me piace molto comunque. La scenografia è semplice, ma efficace. 6,5 lei, 8- io.

La quota trash (che da sempre è stata la caratteristica principale del contest) è rappresentata pienamente dalla Romania e dalla sua Yodel It!,un pezzo trap con il ritornello cantato proprio con lo yodel. Anna è ESTASIATA: afferma che non sa se le piaccia più questa o la canzone moldava. Si chiede però perché la cantante tenga le gambe così aperte; io suggerisco che per fare tutto questo yodel ha bisogno di assorbire quanto più ossigeno possibile. Lei dà 8,5, per me un 6 è più che sufficiente.

La Germania non ce la fa mai a presentare canzoni carine e neanche quest’anno riesce nell’impresa. Hanno chiamato David Guetta e Sia per dire che questa cover di Titanium non li ha soddisfatti. Voto: 5.

I padroni di casa schierano gli O.Torvald, gli unici a proporre una canzone vagamente rock. Questi ImagineDragons dei poveri però non ci prendono e ci annoiamo così tanto che leggiamo i tweets in sovraimpressione. Voto: 5/6.

Secondo i sondaggi dovremmo temere anche il Belgio, ma l’interpretazione quasi svogliata di Blanche non riesce a trasmettere la (bella) canzone al massimo. Diamo un 7- e ci mettiamo il cuore in pace.

La Svezia è un avversario molto temuto: propone sempre canzoni di ottima fattura e performances appassionanti. Il problema di quest’anno è che Robin Bengtsson è così artificialmente bello da sembrare un bambolotto Ken vivente. E la sua voce non è abbastanza incisiva o potente per lasciare il segno come dovrebbe. La parte sui tapis roulant è molto carina, ma la canzone è troppo blanda e si prende un 6,5.

Penultima esibizione è quella del diciassettenne bulgaro Kristian Kostov, che vanta però una tecnica vocale decisamente migliore rispetto a molti avversari più attempati. La canzone è “bella, ma mi fa addormentare”. Non posso che essere d’accordo. Voto 6,5.

L’ultima a salire sul palco è la Francia, con Requiem. Bella la scenografia con Parigi illuminata, ma questo ritornello in inglese non ci piace per nulla. Le diamo un 6/7.

Tiriamo un respiro di sollievo quando ci rendiamo conto che tutte le 26 canzoni in gara sono finite. Mentre viene finalmente aperto il televoto, due popstar ucraine si esibiscono: Ruslana e Jamala (che l’anno scorso ha vinto con 1944)… Forse è perché siamo stremati da tutte le esibizioni che abbiamo visto e giudicato, ma nessuna delle due ci convince.

I voti delle commissioni dei vari paesi arrivano e portano in top 5 Portogallo, Bulgaria, Svezia, Australia, e Paesi Bassi. Nessuno ci ha dato i tanto agognati 12 punti (eccetto Albania e Malta) e, mentre pianifichiamo di invadere San Marino, teniamo le dita incrociate affinché il televoto da casa incoroni il vero vincitore.

Niente da fare, Occidentali’s Karma non ce la fa a portare l’Eurovision nella nostra nazione e chiudiamo la gara con un dignitoso sesto posto (334 punti, di cui 208 dal televoto). A vincere è il Portogallo con 758 punti, che torna sul palco per fare un discorso piuttosto fuori luogo (amico, hai portato una ballad romantica che nel ritornello dice “mio tesoro, ascolta le mie preghiere, ti sto chiedendo di tornare”, non sei responsabile di alcuna rivoluzione musicale) e canta ancora una volta il suo pezzo in duetto con la sorella, autrice del pezzo.

Tiriamo le fila finali: Anna è stremata (si vede che non ha mai visto neanche Sanremo) e afferma di sentirsi delusa e illusa.Esclama pure “non c’è meritocrazia!”. Ormai è un’invasata come me. Ma cosa ne pensa della competizione in generale?“Beh, è una cosa… non mondiale… ma riconosciuta…. DAI, TI PREGO,È L’UNA!”. Sono contento di sentirle dire che è un evento che merita di essere guardato. L’anno prossimo dobbiamo mandare un disabile o qualcuno affetto da problemi di salute, giochiamo così la carta della pietà anche noi. “O un immigrato! Pensa quanto farebbe arrabbiare un immigrato!”.

A cura di Fabio Scotta

Associazione Vox

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