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Wassily Kandinsky @ MUDEC , in viaggio verso l’astrazione

Pensiamo a Mosca. Pensiamo a quegli anni di transizione a cavallo tra ¢800 e ¢900. Pensiamo alla rivoluzione russa, ma anche a quella di avanguardia artistica, e focalizziamoci sull’Astrattismo. È facile così canalizzare l’attenzione su un unico autore russo: Wassily Kandinskij.

Ancora una volta il MUDEC di Milano apre le sue porte a un grande artista d’arte contemporanea con un allestimento di ben 85 opere dell’astrattista russo (e non solo) per un’inedita mostra dal titolo significativo: Kandinskij, il cavaliere errante. In viaggio verso l’astrazione. Perché è proprio un viaggio che si va a intraprendere. Un viaggio dall’infanzia fatta di favole russe e folkloristiche e di cavalli sia di legno che immaginari a una maturità astratta fatta di forme geometriche e di colori accesi e intensi.

Appena entrati nella prima sala già si percepisce nell’aria un senso di appartenenza dell’artista alla propria cultura e al proprio passato che ha influenzato notevolmente la prima fase del suo viaggio artistico, quello legato agli interni delle isbe russe, decorate con ricche iconografie sgargianti.

All’improvviso poi ci si trova spaesati e impreparati al grande incontro con Il cavaliere (San Giorgio). L’attimo che tutti i visitatori aspettano dal momento in cui decidono di salire le suggestive scalinate del MUDEC è proprio questo: trovarsi faccia a faccia con quel dipinto su cui sembra esplosa una bomba di colore e energia che non può che rimandarci alle sue stesse parole: ‘’Me ne stavo a lungo a seguire con lo sguardo quel cavallo e una promessa inconscia ma piena di sole vibrava nel mio cuore.  Trasformava il cavallino di piombo della mia infanzia in una creatura viva.’’

 Kandinskij, dotato di un occhio “prensile”, nel corso della sua infanzia aveva collezionato nella memoria numerose immagini legate alle favole russe e all’arte folkloristica, aveva accumulato molte icone fatte di eroi e guerrieri che sconfiggono i draghi, proprio come San Giorgio, patrono di Mosca e protagonista del quadro. Il tema fiabesco dunque sarà un fedele compagno dell’arista per tutta la sua fase figurativa e soprattutto il cavallo e il cavaliere torneranno utili per raffigurare al meglio le incisioni ispirate ai lubki russi della sua infanzia.

Suggestiva è la sezione dedicata alla Grande madre Mosca, la grande patria di Kandinskij, il centro della rivoluzione, la madre del popolo russo. Il legame indissolubile con la città è evidente dalla visione che l’artista ci dà, come una città che racchiude un mondo, sia di gioia che di disperazione, sia di serenità che di rabbia. Mosca è un grembo avvolgente, una madre premurosa, il luogo dove sempre si può tornare e da dove però l’artista è costretto anche a fuggire. Insomma Mosca diventa la metafora della contraddittorietà di una madre sia benigna che maligna a cui però l’autore rimarrà sempre legato nel corso della sua esistenza.

Man mano che si prosegue si iniziano a perdere dei pezzi, delle figure e delle immagini. Tutto si fa più indistinto e informe, il tutto si racchiude in linee, cerchi e colori. Siamo giunti alla fine della mostra dove il viaggio si conclude, sia il nostro che quello di Wassily Kandinskij. Da adesso fino alla fine della sua vita infatti, l’arista si concentra molto di più nella realizzazione su tela del suo mondo interiore e della sua spiritualità. Come egli stesso ammette, ‘’una potenza incredibile, per me nuova, superava sulla tavolozza tutti i miei sogni. La pittura mi apparve come dotata di una potenza favolosa ma inconsciamente l’oggetto trattato nell’opera perdette per me parte della sua importanza come elemento indispensabile.’’

Per Kandinskij i suoi dipinti diventano impressioni e improvvisazioni, definite così perché “espressioni spontanee di natura non materiale. Il colore è la tastiera, gli occhi sono le armonie, l’anima è il pianoforte con molte corde e l’artista è la mano che gioca toccando un tasto o un altro per generare vibrazioni dell’anima”.  

In tutto questo suo viaggio interiore l’artista sembra perdersi nel suo mondo astratto ma rimane sempre sicuro della meta come se fosse guidato da una melodia, da un richiamo della sua vita passata, quella del giovane musicista mancato che non riusciva ad esprimere pianamente l’espressione perfetta delle sue capacità. Ma nonostante ciò sarà sempre convinto dell’esistenza di una intima relazione tra musica e arte.

‘’Mi sembrava che l’anima viva dei colori emettesse un richiamo musicale, quando l’inflessibile volontà del pennello strappava loro una parte di vita. Sentivo a volte il chiacchiericcio sommesso dei colori che si mescolavano; era un’esperienza simile a quella che si sarebbe potuta fare nella misteriosa cucina di un alchimista.’’ 

All’improvviso, cosi come all’inizio, il percorso si conclude e il sipario si chiude sull’ultima esplosione di colore di un gioco interattivo che lascia un po’ di amaro in bocca perché non si dà il tempo al visitatore, forse per le poche opere effettive di Wassily Kandinskij o forse per le altissime aspettative accumulate, di inserirsi a pieno nel mondo di un autore così complesso e affascinante.

a cura di Alessandra Capone

Associazione Vox

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