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On Stage: Le bestie di scena di Emma Dante

Il palco è attraversato da corpi in costante movimento, corrono, fanno esercizi fisici, respirano, sudano. La rappresentazione dell’evoluzione (o dell’involuzione?) umana è già iniziata eppure nessuno se ne accorge, fino a quando le luci non si abbassano e il turbinìo, dopo aver animato il palco, si ferma.

Una schiera di uomini e donne formata da corpi imperfetti si dispone gradualmente di fronte ai suoi osservatori, presentando se stessa e traducendo in immagine concreta il nome della pièce di cui sono gli interpreti. Sono loro le Bestie di scena di Emma Dante nell’atteso e omonimo spettacolo, dal 28 Febbraio al 19 Marzo al Piccolo Teatro di Milano.

I corpi perdono i vestiti come soggetti ad una spoliazione che porta le fibre degli indumenti a cadere come tessuti epidermici in decadenza. Non è una rinascita, non è la farfalla che esce dal suo baco da seta, quanto una prima presenza nel mondo.

Gli uomini sono venuti al mondo, naufragati chissà da dove e chissà come sull’unica terra a loro promessa, il palcoscenico, dove ogni giorno si va in scena. Gli echi sono lontani, da Shakespeare per cui il mondo è un palcoscenico dove ognuno deve recitare la propria parte, a Goffman, in ambito sociologico, che ne La vita quotidiana come rappresenazione afferma la natura teatrale dell’azione umana al fine di una recita collettiva.

La caratteristica esclusiva di Emma Dante è innegabilmente la scelta del nudo integrale, espressione di una condizione originaria, di un’archè che sembra appartenere agli animali, alle bestie appunto, eppure così vicina all’uomo, teso a mascherarla dopo che la parabola in ascesa della sua storia lo ha condotto a quel punto di non ritorno che è la civiltà.

Le bestie di scena sono fragili, vulnerabili, incorniciate nella loro finitudine di esseri viventi che si aggrappano ad una fune per non scivolare via, che sentono i brividi di freddo sulla loro pelle esposta, che si attaccano agli oggetti come bambini ingenui affascinati da ciò che suona e si muove.

Una mano invisibile, infatti, manda dalle quinte verso il palcoscenico privo di scenografia, gli elementi con i quali i corpi interagiscono, mossi da una gamma di sentimenti che dalla paura passano per l’amore, l’odio e arrivano alla fatica. Sono soli, eppure nati in gruppo, in una comunità già formata che non è né la coppia narrata nella Genesi – Adamo ed Eva – né l’uomo infinitamente solo così delineato da Pirandello nelle sue novelle.

La rinuncia dei vestiti, atto pubblico e dichiarato di fronte allo spettatore, viene mantenuta fino alla fine perché i corpi non si rivestono in scena, ma accettano fino in fondo la loro condizione di nudi perenni, di bestie costrette a ciò che sono: materia, sostanza, ingombro fisico.

Nei corpi c’è la bellezza della trasparenza, dell’essere così come si è, eppure, al tempo stesso, viene rappresentato il pudore, la vergogna che spinge a coprire le proprie parti intime per tutta la durata dello spettacolo innestando un discorso sul rapporto tra il bello – perché senza sovrastrutture – e il brutto – l’imperfezione fisica – accentuata in alcuni momenti dalle luci.

Emma Dante riesce così, con una pressoché inesistente componente verbale, una povertà di scenografia e costumi ovviamente, a sintetizzare con la potenza visiva dei corpi e con la loro azione macchinosa, il sentimento di una condizione umana esposta alla vita e intrappolata dalla vita stessa.

Ideato e diretto da Emma Dante
con Elena Borgogni, Sandro Maria Campagna, Viola Carinci, Italia Carroccio, Davide Celona, Sabino Civilleri, Alessandra Fazzino, Roberto Galbo, Carmine Maringola, Ivano Picciallo, Leonarda Saffi, Daniele Savarino, Stephanie Taillandier, Emilia Verginelli
Daniela Macaluso, Gabriele Gugliara
elementi scenici Emma Dante
luci Cristian Zucaro
coproduzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, Atto Unico / Compagnia Sud Costa Occidentale, Teatro Biondo di Palermo, Festival d’Avignon

On Stage: Le bestie di scena di Emma Dante

a cura di Cecilia Angeli

Associazione Vox

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