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On stage: Sugnu, Semu? Assassina al Teatro Elfo Puccini

Ruderi di un vecchio bagno pubblico: una vasca da bagno, piastrelle azzurre, il tutto contornato dalle macerie di una vecchia casa.

Alla parete è appesa una grande cornice, dalla quale, grazie ad un abile gioco di luci, appaiono di tanto in tanto i Fratelli Mancuso, che accompagnano la poetica con canzoni in siciliano.

Prima di cominciare, Stefano Randisi accoglie il pubblico introducendo un glossario per tradurre dal dialetto palermitano, lingua poi utilizzata in scena, alcune parole e modi di dire.

Una vecchina (Enzo Vetrano), e un omino (Stefano Randisi), vivono nella stessa casa e conducono più o meno la stessa umile e abitudinaria vita domestica insieme ai loro animali: la gallina Santina e il topo Beniamino.

Unico particolare: i due non si conoscono, non si sono mai nemmeno incontrati.

Si scoprono solamente una notte, mentre dormono entrambi nello stesso letto, che è sempre appartenuto ad entrambi. Iniziano a sorgere così battibecchi, litigi e domande tra i due, i quali giurano di non aver mai sospettano l’uno la presenza dell’altro. I due strambi personaggi iniziano a  sospettare della propria identità, della loro stessa vita.

“Non è che siamo uno e pensiamo d’esser due?”

“Quando vivi per tanto in un posto, poi diventi quel posto”. I due personaggi condividono lo stesso luogo, usano gli stessi oggetti, ma non si riconoscono, non si vedono, ognuno rifiuta con egoismo la presenza e l’identità dell’altro, anche se appaiono l’uno l’ombra dell’altro.

L’opera di Scaldati è un viaggio all’interno della mente umana, dei lati scuri della personalità. Un misto tra comicità e grottesco. È riflessione sull’appartenere a qualcuno e a qualcosa, su vita e morte.

Vetrano e Randisi propongono temi di solitudine e dolore utilizzando un tono leggero, divertente e scherzoso, coinvolgendo anche emotivamente il pubblico.

Chi è quindi, l’Assassina? Alla domanda non viene data risposta. Assassina può essere la vita stessa, fatta di inganni che ammazza sogni e gioie, oppure può essere un’ombra del passato, che mai se ne va e continua a tormentare gli animi. Il pubblico resta però nella propria illusione e stordimento.

Cumu i ricordi é st’ummira                 Quest’ombra è come i ricordi

ca unu scurdari si vulissi.                  che ognuno vorrebbe dimenticare.

a cura di Anna Todeschini

In scena al Teatro Elfo Puccini, fino al 19 Marzo

di Franco Scaldati

regia Enzo Vetrano e Stefano Randisi

musiche e canti originali eseguiti in scena dai Fratelli Mancuso

Associazione Vox

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