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New Artist: L’Etiope

I nostri New Artist della settimana sono la band, L’Etiope.

Biografia:  L’Etiope è un progetto musicale nato nel 2015 dall’incontro tra Andrea Cocco, cantante e chitarrista, il bassista Alex Roggero e i due fratelli Gianluca (batteria e percussioni) e Guido Tosi (sintetizzatori, chitarra e seconde voci). Il genere, difficilmente etichettabile a causa delle molteplici influenze, viene con ironia definito dal gruppo come retro-indie-cantautorale, coerentemente con l’attenzione ai testi, il riferimento al contesto indipendente e dei richiami a sonorità e stili retrò.
Il nome del gruppo è tratto da una famosa scena del film “Ecce Bombo” di Nanni Moretti, altro grande psicodramma dell’accesso alla vita adulta.

I nonni sono morti:  l’EP vuole essere un modo deciso di indicare il passaggio all’età adulta, con tutti i cambiamenti di prospettive e comportamenti che questo implica. Compromessi e difficoltà non possono più essere rimandati. L’EP, autoprodotto, è stato registrato presso La Sauna Recording Studio (già conosciuta per i lavori di Dente, Il Triangolo, Hot Gossip, Il teatro degli orrori, ecc.) mentre il mastering è stato curato da Giovanni Versari (Verdena, Afterhours, Franco Battiato, Lucio Dalla, Vinicio Capossela e vincitore del Grammy Award per il lavoro svolto su “Drones” dei Muse).
La copertina dell’album è una foto “ritrovata”. Guido (chitarra e synth) segue il progetto fotografico “Found Film Photos” (fb: Found Film Photos), in cui cerca vecchie pellicole fotografiche esposte e non sviluppate e ne rivela il contenuto dopo anni di latitanza. La foto di copertina, in particolare, viene da un rullino 620 Kodak, proveniente dall’America, e raffigura due giovani abbracciati di fianco ad un pianoforte, negli anni ’50 o inizio ’60. Ci piace pensare che i due abbiano sfidato i tabù abbracciandosi appartati in una festa. Chissà cosa ne è stato di quell’abbraccio.

I nonni sono morti – recensione: Colpisce constatare come l’autodefinizione “retrò-indie-cantautorale” del neonato gruppo seppur ironica si addica perfettamente al lavoro svolto nel loro ultimo, non che primo EP. Si coglie in ogni brano una volontà di creare sonorità vintage, una volontà che sembra concretizzarsi maggiormente nella terza traccia  “12 maggio 1974”, dove con grande abilità L’etiope oscilla da un proto jazz ad un rock and roll molto retrò fatto da riff semplici e distorti e percussioni molto precise, senza sbavature o ricerche dell’esagerazione. Seppur in forma diversa ritroviamo la stessa capacità musicale in “Immobilis in mobilis” , traccia caratterizzata da sonorità blueseggianti in cui si inserisce un bellissimo assolo di chitarra che risalta per la distorsione che il suono assume, in contrasto con il resto della canzone. La traccia più particolare però è forse “L’assenza del tempo” che spicca per la contemporaneità delle sonorità, che sembrano voler esprimere maggior leggerezza e ballabilità, grazie al riff di tastiere.  La traccia di apertura invece è pienamente nello stile indie, nonostante appaia come la meno incisiva nel complesso, l’arpeggio di chitarra la rende forse troppo malinconica e a tratti ripetitiva. Nel complesso l’EP e il lavoro svolto da L’etiope si dimostra davvero interessante, particolare ma soprattutto evidenziala capacità e la maturità dei componenti nell’incastonare insieme stili e generi diversi, ottenendo un equilibrato mix musicale. La volontà di mantenere un’identità cantautorale finisce con il rendere i testi forse troppo macchinosi e difficili da seguire. In poche parole quindi se “i nonni sono morti” non possono far altro che ballare sopra le tombe.

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A cura di Alessandro Bertoglio

Associazione Vox

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