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Fiabe e psicologia a colazione

Vi siete mai chiesti quanto le fiabe possano dire delle persone? Ad esempio, pensate che il Cattivo sia uguale per tutti? E allora come si spiega che, quando si hanno di fronte tre immagini del lupo della fiaba di Cappuccetto Rosso, ognuno ne scelga una diversa? Eppure il cattivo è sicuramente lui, e chiunque, bambino o Peter Pan cresciuto, identifica il proprio lupo come antagonista, ma lo fa vedendolo con i denti aguzzi digrignante oppure, paradossalmente, c’è chi sceglie quello adagiato su una roccia con una faccia quasi bonaria. È questa la nota interessante dell’appuntamento al bar Pacino Cafè, in Piazzale Bacone 9, dietro Corso Buenos Aires: la soggettività.

Sara Perona, formatrice psicologica per coppie e genitori (genitori felici, aggiunge lei), ci aspetta lì e ci invita a ordinare la colazione. Essendo mattina presto, scegliamo e ci sediamo, formando due gruppi, uno di bambini e un altro composto da adulti, ed entrambi cominciamo a compiere le stesse azioni, ovvero, sorseggiando un cappuccino ed essendo o tornando bambini per un momento, rileggiamo la fiaba più famosa di Charles Perrault, rivista poi dai fratelli Grimm e da Italo Calvino.

La consapevolezza è di essere tutti a modo nostro quella bambina che saluta la mamma e si addentra in un bosco per andare a portare del cibo alla nonna malata. E alla vista di quel lupo, cosa pensiamo? Come lo vediamo? Cosa proviamo? Portando inevitabilmente a galla le impressioni forse ormai dimenticate di quando leggemmo per la prima volta questa fiaba, esprimiamo le nostre rappresentazioni le quali, tutt’altro che secondo le aspettative, non sempre coincidono. Ci chiediamo cosa avremmo risposto a cinque anni, se la stessa cosa di ora, e cosa significhi.

A questo proposito, sembra essere d’aiuto un librone verde intitolato “Il test delle fiabe- Fairy tale test” di Carina Coulacoglou, edito da Erickson. Consultandolo, possiamo cercare le rispettive traduzioni delle nostre visioni, riguardanti oltre Cappuccetto rosso, anche Biancaneve e il Gigante.

Non di secondario valore si rivelano le illustrazioni di Mirko Pau, in bianco e nero e a colori. Di fronte a noi, una bambina sta facendo lo stesso, senza pensare che ogni scelta vuol dire qualcosa in quel manuale, e questo fa capire l’importanza delle fiabe e del loro utilizzo, sia nella normalità che in casi più specifici e mirati, per far vivere grandi avventure e far uscire emozioni nascoste e senza voce. Non vivendole da soli, magari, ma insieme al protagonista della vicenda, così da non essere ombre senza voce ma schizzi importanti, che in quel momento sono davvero reali e stanno combattendo per salvare una principessa o uccidere un drago, e diventare finalmente ombre vere.
Fiabe e psicologia a colazione

Come disse Siant-Exupery, «tutti i grandi sono stati bambini una volta, ma pochi di essi se ne ricordano». E allora, esattamente come lo scrittore e misterioso aviatore francese raccontò nel suo “Le petit prince” di come un bambino disegnasse un boa che mangia un elefante e gli adulti vi vedessero ostinatamente sempre solo un cappello, tanto da far concludere al bambino che «I grandi non capiscono mai niente da soli e i bambini si stancano a spiegargli tutto ogni volta», qui potremo cercare di capire cosa significhi vedere un volto di un lupo che non incute paura rispetto a uno minaccioso, e cosa questo ci dica di noi. Di noi in quel momento, magari.

Perché in realtà, ogni Cappuccetto Rosso impara a diventare un po’ lupo e ogni lupo non è solo tale, e forse aveva ragione Perrault quando diceva che «Da questa storia si impara che i bambini, e specialmente le giovanette carine, cortesi e di buona famiglia, fanno molto male a dare ascolto agli sconosciuti; e non è cosa strana se poi il Lupo ottiene la sua cena. Dico Lupo, perché non tutti i lupi sono della stessa sorta; ce n’è un tipo dall’apparenza encomiabile, che non è rumoroso, né odioso, né arrabbiato, ma mite, servizievole e gentile, che segue le giovani ragazze per strada e fino a casa loro. Guai! a chi non sa che questi lupi gentili sono, fra tali creature, le più pericolose!».

Capire noi stessi, dunque, sempre nella logica magrittiana «Ceci n’est pas un pipe» in cui giusto e sbagliato non hanno logica di esistere, capirci un poco di più dell’inconoscibile. Aspettando il prossimo incontro, “Fiabe e psicologia a Merenda” il 26 febbraio, buona colazione!

Fiabe e psicologia a colazione

A cura di Isabella Garanzini

Associazione Vox

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