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Boombox meets…España Circo Este

Gli España Circo Este hanno pubblicato per Garrincha Dischi il loro ultimo lavoro, un manuale di “Scienze della Maleducazione”, una guida che ha la presunzione di attribuire il significato di bellezza a tutto quello che oggi si dipinge come poco convenzionale, strano o maleducato.

In questo secondo disco gli ECE si sono chiesti come destabilizzare una società sempre più anemica, apatica, che cerca di coprire le naturali sfumature di ognuno di noi con medicinali e metodi artificiali: imparando ed insegnando maleducazione. Essere imperfetti, per ambire alla pura bellezza. Un piccolo promemoria per non perdersi e per non perdere.

Noi abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Marcelo.

Dunque, partiamo con una domanda tanto banale quanto necessaria, perché il nome España Circo Este? Di cosa si tratta? Cosa vuol dire?

Quando sono ripartito dall’ Argentina con i due componenti storici (argentini) degli ECE, abbiamo pensato al viaggio che stavamo facendo. Dall’Argentina, arrivati in Spagna e diretti verso l’Italia, quindi verso est, da qui Espana Circo Este, niente di trascendentale.

Appena quattro anni di attività e già centinaia di concerti in giro per l’Europa, siete infatti ormai famosi per l’energia che riuscite a trasmettere dal vivo, qual è il vostro rapporto con il live? Quanto diverte e quanto è faticoso intraprendere tour continentali?

Il live è l’unica dimensione che davvero ci rappresenta e che davvero ci interessa. Molto spesso vediamo altri gruppi sfornare dischi incredibili o comunicare e dare un’idea di loro bellissima con foto e immaginari che riescono a creare, ci piace anche seguire tutte queste cose. Ma quando parliamo di noi, quando pensiamo a noi, quando capiamo quello che c’è da fare, la nostra attenzione è sempre rivolta al palco, al tour, al viaggio. Non è una cosa studiata o costruita, è così e basta. Diciamo che il furgone è il nostro acquario e ci stiamo davvero bene.

Definite e definiscono il vostro sound “Tango-punk” ma, soprattutto alla luce del vostro ultimo lavoro, oltre a influenze stilistiche latine e punk rock sembra esserci molto di più. Credete che questa etichetta stia iniziando a calzarvi stretta o vi piace continuare a essere identificati in quel modo?

Non ci interessa molto l’idea che possiamo dare da fuori o come ci definiscono dall’esterno. Quando ci hanno detto per la prima volta che eravamo Tango Punk ci siamo messi a ridere e c’è piaciuto, da quel momento siamo stati il gruppo Tango Punk.

Parliamo ora quindi del vostro album appena uscito “Scienze della Maleducazione”, un inno alla bellezza dell’imperfezione, di questi tempi quasi provocatorio, ma perché questo titolo da corso universitario?

Abbiamo pensato che ormai i social e le immagini che derivano da essi sono talmente omologate e tutte uguali, grazie a filtri, effetti e modelli, che sarebbe stato interessante puntare il dito sui difetti di ognuno di noi ma non per giudicarli, anzi…per riguardarli e riaccettarli come parte di noi: gioirne, sorridere di loro e capire che sono la nostra bellezza perché sono l’unicità che ci contraddistingue. Il gioco di parole con la facoltà e venuto a Gigi, il nostro Tour Manager, da ubriaco.

Doveste scegliere un simbolo, un personaggio, un colore o un oggetto che meglio rappresenti la vostra musica e il vostro modo di pensare cosa/chi scegliereste?

Come simbolo direi il bacio, è la cosa più bella che conosco e che so fare. Come personaggio oggi scelgo Brunori Sas perché sono “intrippatissimo” con la sua “Verità”. Colore direi verde e arancione, mi sembrano colori molto speranzosi. Come oggetto il  nostro furgone che c’ha portato ovunque e in tutta Europa.

A cura di Federico Pilla

Associazione Vox

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