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I pagelloni di Sanremo 2017: prima serata

Si è svolta ieri, martedì 7 febbraio, la prima serata di questa edizione di Sanremo. E come ogni anno, non potevamo fare a meno di unirci alla massa e dare i nostri voti.

Carlo Conti: 8
L’afroamericano preferito d’Italia si presenta al festival in forma smagliante con tanto di tinta fresca fresca; esordisce urlando come un dannato e convinto di essere ancora il conduttore dell’eredità chiama gli artisti “i campioni in gara”; mancava solo che Maria de Filippi presentasse la scossa e poi il quadretto sarebbe stato completo. Per tutta la serata domina il palco con sguardi ammiccanti e battute di merda, ma quando gli ospiti ironizzano sul suo colore lui dimostra di saper incassare più di Tyson dei tempi d’oro. Intrattenitore nato.
JAMIE FOXX

Maria De Filippi: 6
La signora Costanzo esordisce in modo orrendo, si dimostra svogliata e rimpiange il suo canale 5, infatti colta da un attacco nostalgico si rintana sul suo gradino convinta di essere ad amici, ma l’illusione dura poco. La voce da fumatrice di Marlboro red e la grande esperienza però la salvano e le permettono di strappare una sufficienza striminzita. Nonostante ciò l’intesa con Carlo non c’è e si nota, i due che appartengono a universi differenti non riescono a legare del tutto, e l’unico punto d’incontro diventano le battute sul colore di Carletto.
QUASI AMICI

Giusy Ferreri – Fa talmente male: 4
Si presenta al festival con il classico look da cassiera dell’Esselunga, ma dettagli. Quando inizia a cantare ricorda Tedua che prova ad andare a tempo però è una sensazione momentanea. La canzone nel suo complesso è costruita abbastanza bene, anche se è palese il fatto che sia il classico pezzo da radio commerciale per madri e zie depresse. Cerca spesso note troppo basse e finisce con il non far capire cosa stia cantando, ma con uno stile così tamarro ed una voce da uomo l’insufficienza è d’obbligo.
VLADIMIR LUXURIA

Fabrizio Moro – Portami via: 5,5
Nel dirgli che a condurre sarebbe stata Maria de Filippi non ha capito più nulla e si è autoconvinto che sarebbe andato a uomini e donne, infatti sale sul palco con una mano in tasca e mandando baci al pubblico, nonostante ciò inizia bene, con un tono molto pacato e intimo, e la canzone si addice (anche se è talmente sdolcinata che l’ovetto Kinder in confronto è niente). Tutto d’un tratto però decide di tirare fuori la voce da tossico vero e si mette a sbraitare, rovinando l’esibizione, forse a causa di troppi problemi con l’ego.
TRONISTA

Elodie – Tutta colpa mia: 7
Finalmente la prima esibizione degna di nota della serata; la canzone è ben costruita e si caratterizza per un bel crescendo, ma non è nulla di nuovo. Elodie si dimostra sin da subito molto sicura e preparata e domina il palco con una bella voce ed una grande emotività. Si può dire che sia la prima donna salita sul palco.
FIRST LADY

Lodovica Comello – Il cielo non mi basta: 3
Già il fatto che una si presenti sul palco dell’Ariston con un vestito così trash fa venire voglia di cambiare canale, quando poi inizia a cantare quasi parte lo zapping compulsivo. Come voce ed espressività artistica in se non dice nulla, è la mediocrità fatta cantante; ma la cosa davvero drastica è che la canzone è ancora peggio, adatta forse ad un pubblico che va dai 2 ai 6 anni, potrebbe essere la colonna di un film Disney di principesse, ma in effetti non ci si può aspettare tanto di più da una che ha recitato in Violetta (forse era meglio rimanerci).
FROZEN

Fiorella Mannoia – Che sia benedetta: 7,5 
Appena attacca sembra abbia contratto la sindrome di Fedez, ovvero pensa di cantare ma in realtà sta parlando, però è un attimo, la nostra Fiorella si riprende e con la sua voce colossale riempie l’Ariston. La canzone le si addice alla grande e domina il palco come la DPG i dodicenni romani. Alla fine la rossa preferita d’Italia è un classico senza tempo, un po’ come i classici Disney.
RED E TOBY

Alessio Bernabei – Nel mezzo di un applauso: 5
Si presenta senza i suoi cari amici “Dear jack”, ma in realtà non è cambiato molto, continua a cantare e fare canzoni per le quindicenni in piena crisi adolescenziale. Le strisce luminose fanno un po’ kitsch, forse poco prima dell’esibizione dall’ansia si era strappata la giacca e ha optato all’ultimo secondo di rimediare con lo scotch nero, pensando non si vedesse e invece… La canzone è un po’ banale e piena di ripetizioni e quando fa il virtuoso mentre canta, sembra più avere il mal di pancia. Se questo è l’effetto dell’ansia da prestazione, si è sentito tutto. Grazie Alessio per la parentesi da documentario.
TESTIMONIAL PANTENE

Al Bano, Di rose e di spine: 3
Va bene che ha fatto 15 festival ma anche il tempo passa e lo si è sentito subito dal calo di voce ad inizio canzone e ormai, aimè, non lo aiutano più i vocalizzi da tenore. Va bene che ha provato a salire sul palco, è sempre un’emozione, ma come si dice in certi casi: evitiamo di rimetterci le penne!

Samuel, Vedrai: 7
Il bianco della giacca non dice granché, anzi forse stona un po’ e se voleva essere notato almeno ci è riuscito, non come sperava però. Il ritmo della canzone è orecchiabile, già me lo sento in radio quando, con la macchina cerco parcheggio la sera in centro. La sua anima Subsonica gli è cucita addosso anche nella veste di questo brano, e per questo lo salviamo.

Ron, L’ottava meraviglia: 6
Lo stile resta sempre quello che riconosceva Dalla. L’unica pecca, il look un po’ troppo giovanile. Caro Ron, non è tingendoti i capelli, usando gli occhiali a lente semitrasparente e la giacca in blu elettrico che fermi il tempo. Al massimo sembri Ken di Barbie, con forse un po’ di saggezza in più.

Clementino, Ragazzi fuori: 6,5
Look sobrio, se non fosse per il dettaglio sul lato delle braccia del bomber, ma senza cappellino, tatuaggi e qualche dettaglio ‘zarro’ sparso qua e là non sarebbe lui. Si sa, questi sono elementi che fanno parte del packaging dei rapper di oggi. Peccato che più che rap sta diventando sempre più pop. Forse ha preso la sindrome da Sanremo, essendo già al suo secondo festival.

Ermal Meta, Vietato morire: 8,5
In total blu Ermal colpisce ancora. Le sue canzoni sembrano album di famiglia e pagine di diario. Niente da dire. Chapeau!

 

OSPITI:

Tiziano Ferro: 7,5
Il jolly della serata. Inizia il festival con la sua interpretazione di Mi sono innamorato di te, di Luigi Tenco. La voce è rimasta quella che a 12 anni mi affascinava perché mi sembrava di velluto e infatti vedendolo cantare poi con la Consoli, anche lei una voce eccezionale, sono ripiombata a circa 10 anni fa quando sgomitavo per vederlo in concerto al palazzetto.
Peccato la scelta di omaggiare Tenco, che per quanto possa essere sensata in altre occasioni, qui stonava di netto. Ricordiamoci che Tenco si è suicidato per colpa di Sanremo e di una giuria che si era dimenticata di togliere le fette di prosciutto dalle orecchie, prima di sentire la sua canzone.

I soccorritori del terremoto: 10
Scelta azzeccatissima di far salire sul palco i veri eroi che ci sono al mondo. Se il palco di solito è destinato a persone importanti, beh sappiamo tutti chi se lo merita di più tra una caramella al burro salato ricoperta da una confezione di gilet e giacca di velluto nero (Carlo Conti) e i membri di ogni dipartimento che hanno salvato tante persone dalla slavina di Rigo Piano e dai disastri che il terremoto in questi ultimi giorni ha provocato nel centro Italia. Con tutti loro, ieri sera, è emersa la vera umanità non studiata. Poi c’era anche un adorabile labrador, e ammettiamolo alla fine ci siamo tutti un po’ persi il filo dell’intervista per guardare lui.

Crozza: 6
Ormai scontato. Il suo copione lo conosciamo tutti, basta sentirlo una o due volte. Per carità di cose sensate ne ha dette, però quando una cosa è stra rivista poi alla lunga stucca.

Paola Cortellesi e Antonio Albanese: 7
Lei sempre carina e fine, a parte il trucco che era un po’ ‘too much’. Paola, la conosci la regola: se trucchi gli occhi, le labbra vanno alleggerite! Per la voce nulla da dire, canta meglio di altri che si sono già esibiti quest’anno e bisogna ancora vedere le altre performance. Albanese è simpatico, ma nella coppia rimane un po’ sullo sfondo. Si capisce che chi porta i pantaloni qui è lei, e sicuramente lo sarà anche nel prossimo film che uscirà a breve: Mamma o Papà?.

Ricky Martin: 4
Con questa barba folta e i capelli laccati, sembra appena uscito fuori da un hair saloon di qualche cittadina abbandonata da Dio.
È stata una mia impressione o si è mosso molto meno di come era solito fare? Più che un concerto mi è sembrata una lezione di Zumba e con la palestra almeno la sera vorrei chiudere. Che poi Ricky, non è la prima volta che sali sul palco dell’Ariston, non fare il timido e cerca di sudare di meno, sennò Maria (De Filippi) te lo fa di sicuro un “pasito bailante”, per finire poi stesa sul palco.

Clean Bandits: 5
Bravi ma nulla di che. Erano lì per contratto, hanno fatto il compitino e sono andati a casa. Metteteci pathos, siete a Sanremo!

Marco Cusin e Valentina Diouf: 3,5
Lui cestista, lei pallavolista, entrambi 2 giganti. Carino presentarli al festival se non fosse per il fatto di averli mostrati come dei numeri da circo. All’improvviso vedevi una distanza abissale tra ‘Carlo e Maria- Maria e Carlo’ (cit.) e i due giocatori. Era un esperimento per mostrare una possibile evoluzione della specie? Beh è fallito direi. Ammettiamolo ci siamo tutti ritrovati per un attimo dentro il magico mondo di Topolino Lilliput. Sì, anche noi da casa ci siamo sentiti un attimo minacciati e dopo la lezione d’aerobica di Martin, potremmo iniziare a chiederci se non ci stiano spronando ad essere meno passivi e più attivi. Per seguire il festival, però, ci vuole coraggio. Quindi lasciatemi collassare in pigiama sul divano ricoperta come un bozzolo dal mio plaid di lana, così magari anche io riesco a restare sveglia per tutta la puntata.

Diletta Leotta: 3
Ecco che fine hanno fatto le carte dei regali di Natale, una volta strappati per vedere la sorpresa..nel vestito di Leotta.

Bova e Rocio: 4
Lui porta un outfit che sembra gli stia di qualche taglia più grande, forse per enfatizzare i “6 packs” da sex symbol d’Italia che però non si sono mai visti in maniera scolpita. Essendo un attore dovrebbe saper leggere un copione o un gobbo, invece è lo zio Carlo ad aiutarlo con le pause, come due anni fa che aiutava Rocio a stare in piedi sui trampoli e a scendere la scalinata (da notare infatti il dettaglio a dx del vestito che è quasi svenuto). Beh una coppia azzeccatissima soprattutto per la rigidità e formalità quando stanno insieme..spero che in altre situazioni ci mettano almeno un po’ più di pepe, sennò sai che spreco!

A cura di Alessandro Bertoglio e Elisa Zampini

Associazione Vox

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