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La société de les amis anonymes des artistes: Gerda Taro, l’esperienza di trovare se stessa per poi amarsi

Era il febbraio del 1937 quando, quella che veniva definita una celebre “alleanza amorosa” tra Robert Capa e Gerda Taro, si apprestava a concludersi.

Lui ( Endre Friedmann, nato a Budapest il 1913) “il più grande fotografo di guerra del mondo”, così veniva definito dalla critica a soli 25 anni. Lei( Gerda Pohorylle, nata a Stoccarda nel 1910) la sua manager, quella che aveva scelto il suo nome d’arte e che era riuscita a fargli avere un po’ di visibilità internazionale. Entrambi costretti a fuggire nella capitale francese per le vicissitudini belliche di quegli anni, si conobbero durante una campagna pubblicitaria.

Gerda aveva accompagnato una sua amica che avrebbe posato per lo spot, quando incontrò il fascinoso Endre. I due iniziarono a frequentarsi prima per affari e poi, conoscendosi pian piano, cominciarono a provare l’uno per l’altra sentimenti che andavano ben oltre il conoscersi formalmente.
Gerda Taro:l'esperienza di trovare se stessa per poi amarsi

Così, anche se inizialmente non erano una coppia di fatto, si trovarono a condividere i loro interessi e insieme iniziarono ad entusiasmarsi a vicenda delle loro passioni reciproche. In questo modo il mondo della fotografia iniziava ad affascinare notevolmente Gerda, che presa dalla smania di cimentarsi nel campo, decise di seguire Robert, o come lo chiamavano tutti Bob, a Cordova. Qui si trovarono in pieno conflitto, quando le armate di Francisco Franco si erano appena mosse per eliminare il governo democratico in carica.

Per Gerda tutto questo fermento era una scarica di energia nuova che non aveva mai provato prima e che fremeva dalla voglia di consumare più pellicole possibili con la sua Rollei. Iniziarono ad emergere le sue doti artistiche che si andavano a sommare a quelle di Bob, che usava una Leica e produceva stampe rettangolari, mentre le sue erano quadrate.  Questo però non sembrava un elemento visibile alla critica, che in quegli anni apprezzava tutto il lavoro di Capa e quindi ogni fotografia riportava la sua firma, lasciando in ombra l’attitudine e il lavoro di Gerda. Probabilmente già con l’espediente del reportage di Cordova, in Gerda iniziava a emergere una certa insoddisfazione. Sicuramente era orgogliosa e felice per il suo compagno, per averlo aiutato e perché tutti si accorgevano del suo talento, ma di lei chi si accorgeva?

Gerda Taro: l'esperienza di trovare se stessa per poi amarsi

Gerda Taro: l'esperienza di trovare se stessa per poi amarsi

Era brava, talentuosa, era riuscita a trovare una strada in cui eccellere, ma nessuno sembrava accorgersi di lei. Tutti erano soliti vederla come la manager e partner di Bob, il grande fotografo; ma nessuno andava in profondità, nessuno che la guardasse per quello che era veramente. Gerda Taro, così decise di chiamarsi in seguito per cercare di emergere, era come invisibile.

Questa indifferenza, la mancanza di riscontrare un’eco positiva che la mostrasse agli altri forte e decisa, autonoma e indipendente, sicura delle sue capacità, esattamente come si vedeva lei, la spinse a scegliere strade diverse da quelle di Bob. La sua immagine divenne quasi nociva, come se il suo successo innescasse inevitabilmente l’insuccesso di Taro. Per questa ragione, quando Capa proseguì con i suoi reportage Gerda non lo seguì, ma si trasferì a Valencia. A febbraio del 1937 arrivò lì anche lui e solo così si rese veramente conto che il rapporto con Gerda Taro era una parentesi della sua vita ormai chiusa.

Da qui il cambiamento. Prima ci si avvicina a qualcuno senza aspettativa alcuna, curiosi di conoscere chi ci sta di fronte, senza pretese. Successivamente si lascia spazio alla relazione, che si fonda sul rispetto e sulla fiducia vicendevoli (o almeno è il presupposto che si dovrebbe avere),  che permette alle due parti di condividere, apprezzarsi e stimolarsi a vicenda, senza pensare di stancarsi o annoiarsi. Fino a quando il troppo tempo passato insieme che promuove un rapporto simbiotico, in cui io mi nutro di te e delle tue passioni e viceversa, non ci fa svegliare dall’intorpidimento e ci spinge a cercare nuovo ossigeno, nuovi stimoli senza avere il peso di portarsi dietro l’atro, ma con la sola consapevolezza di bastare a noi stessi.

 

In ogni realtà esistente l’uomo è una macchina strana: è ossessionato dall’amore, ne sente il bisogno, ma deve poter respirare anche da solo. Forse il vero amore che tutti stiamo cercando non è verso qualcun altro, ma solo verso noi stessi.

Gerda Taro: l'esperienza di trovare se stessa per poi amarsi

A cura di Elisa Zampini

 

Associazione Vox

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