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Pierpaolo Capovilla e Il Teatro degli Orrori: il noise rock di Majakovskij

Personalità forte e tormentata, in molti conoscono Pierpaolo Capovilla principalmente per il suo ruolo centrale nel gruppo alternative rock “Il Teatro Degli Orrori”, attivo dal 2005. Eppure quandonel 1996 – insieme al chitarrista Massimo Sartor – formava il gruppo indipendente dei OneDimensional Man, l’estro del cantautore lombardo già si affermava con una dirompente carica di math – indie – post rock sui palchi italiani, uno tra tanti quello del Circolo Magnolia di Segrate, dove Capovilla tornerà a suonare l’8 Febbraio insieme al suo Teatro degli Orrori.

Negli anni ’90 la formazione degli ODM vedeva Pierpaolo Capovilla alla voce ed al basso, Massimo Sartor e Carlo Veneziano alle chitarre, Dario Perissutti e Francesco Valente alle batterie. Recentemente i componenti sono cambiati, con l’entrata in scena di Luca Bottigliero alla batteria e Giulio Ragno Favero alla chitarra. Sarà proprio quest’ultimo ad accompagnare Capovilla in uno dei suoi più interessanti progetti che, prendendo vita in ambito musicale, spaziano fino alla cinematografia e, in questo caso, al teatro. Nel 2011 Pierpaolo, accompagnato dal sottofondo musicale di Favero, dà vita ad un vero e proprio tour teatrale, un’intensa reading musicale dei più celebri testi del poeta russo Vladimir Majakoskij in due atti: Eresia socialista ed Eresia dell’Amore.

Nel 2013 ripeterà l’esperienza, dedicandosi stavolta ad un reading di Pier Paolo Pasolini dal titolo “La religione del mio tempo”, costituito da tre atti (Ballata delle madri, La Religione del mio tempo, Una luce).

Se da un lato in un’intervista il chitarrista Ragno ha affermato che il cantautore sia solito affermare: “Se mi chiedete il significato dei miei testi io ve lo spiego, ma è una cosa che mi rompe le palle fare”, dall’altro l’ecletticismo di Capovilla emerge primariamente proprio dai suoi testi, caratterizzati dalla massiccia e talvolta quasi prepotente presenza di componenti letterarie e politiche che, intrecciandosi in un mix di forte impatto, arrivano a toccare le tematiche più importanti della denuncia sociale, rappresentando un vero e proprio grido contro la società odierna e le sue contraddizioni.

Nel suo singolo Lavorare Stanca, titolo ripreso dalla raccolta poetica di Cesare Pavese, Capovilla canta “Lavorare stanca, lavorare uccide” riferendosi criticamente a Finmeccanica, la più grande azienda pubblica italiana partecipata. E ancora, ne Il Mondo Nuovo sono presenti richiami all’episodio di cronaca nera che ha avuto IonCezacu come triste protagonista di una storia di lavoro illegale, prevaricazioni sociali e sfruttamento, conclusasi con il suo omicidio. Dopotutto, come Pierpaolo stesso ha dichiarato: “I miei testi sono fortemente autobiografici, non parlano di me, parlano di me insieme agli altri”.

Da un’anima così ribelle ed estrosa, non potremmo poi non aspettarci una presa di posizione anche per quanto riguarda la religione. Figlio di una suora e di un padre che sognava per lui un roseo futuro nel mondo del sacerdozio, contrariamente alle nostre aspettative nei testi de Il Teatro degli Orrori sono invece velati e quasi assenti i riferimenti alla sfera religiosa, fatta eccezione per brani come Maria Maddalena, in cui Pierpaolo canta: “Tu così vicino a Dio, ma tanto lontano che io non ti riconosco più”.

Ruolo da protagonista nei suoi testi spetta alla parola, mai analizzata come semplice parte funzionale ad un insieme più grande, ma presa nei suoi significati più nascosti e svariati, dati non solo dal suo significato in sé, quanto dal significato che ad essa si vuole imprimere. Secondo questa impostazione Majakovskjana, “Ogni parola è verso”, ogni parola può rappresentare un’intenzione, un disegno differente in base alla semplice variazione di intonazione, intensità ed accezione che le si vuole conferire. Le dinamiche che nascono dall’incontro-scontro tra testo e suono, spesso distorto, violento, quasi eretico in alcune sue sperimentazioni, trascinano con forza chi ascolta verso la conoscenza di una realtà non necessariamente comoda, spesso destabilizzante. Sta al singolo la decisione: retrocedere o addentrarvisi, procedere nota dopo nota in quella che si potrebbe considerare un’esperienza uditiva catartica.

“Io sono il cielo blu! Sono il suo temporale! Io sono il mondo intero, sono il cominciamento, sono la fine di ogni cosa! L’orizzonte… sono io!”

A cura di Clara Rodorigo

Associazione Vox

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