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On Stage: “IVAN E IL DIAVOLO” @ Teatro Franco Parenti

“Un bambino tra le braccia della madre, tremante. Tutt’intorno gli invasori turchi. Li circondano, escogitano un diversivo: accarezzano il bambino per farlo divertire; e ci riescono, il bambino si mette a ridere. Un turco tira fuori la pistola e la punta a pochi centimetri dal viso del bambino, che continua a ridere e allunga la manina per cercare di afferrare la pistola. In quel momento il turco preme il grilletto e gli fa saltare la testa. […] È stato interdetto il generale M.M., ricchissimo proprietario terriero che possedeva un canile con circa 100 cani da caccia e altrettanti custodi, tutti a cavallo. L’episodio di cronaca è avvenuto martedì scorso, quando un servo, un bambino di soli 8 anni, mentre giocava ha lanciato una pietra ferendo una zampa del levriero preferito del generale. Venuto a conoscenza dell’episodio, il generale ha dato ordine di catturare il bambino, togliendolo alla madre, e lo ha fatto rinchiudere nei sotterranei per tutta la notte. Il mattino dopo, tutti i servi sono stati chiamati per assistere alla punizione. Davanti a tutti la madre del bambino colpevole. Portato fuori il bambino dalla prigione, il generale ha dato ordine di spogliarlo, quindi di farlo correre. Il bambino si è spogliato e si è messo a correre, incitato dalle urla dei presenti. Subito dopo gli è stata lanciata dietro l’intera muta di cani. Lo hanno raggiunto e dilaniato sotto gli occhi della madre.”

 Ivan Karamazov (Francesco Meola) è in preda a una crisi esistenziale che lo porta a dubitare della propria intelligenza e della logica celata dietro le azioni umane. È un vero credente, un uomo di Dio che ripone fiducia nel perdono e nella verità, ma non è più disposto ad accettarsi come parte del mondo in cui vive. Non è più disposto a tollerare nel suo animo la malvagità che lo circonda, a giustificarla, ad attribuirle un senso che vada oltre quello dei fatti. E i fatti di Alberto Oliva e Mino Manni, che traspongono in scena uno dei passaggi più forti dell’ultimo romanzo di Fedor Dostoevskij, I fratelli Karamazov, sono finestre sull’attualità contemporanea, denuncia di insostenibili violenze e crudeltà incensurate sulle anime più candide e innocenti che ci siano, i bambini.

Il Diavolo (Mino Manni) si manifesta come doppio del protagonista, la bestia sedata presente all’interno della sua psiche. Diventa la giustificazione stessa che vuole obiettare Ivan Karamazov, perché la lotta tra bene e male è insita nell’individuo, prima ancora che nelle concezioni religiose che dominano le culture. La presa di coscienza dell’orrore che tesse l’evoluzione della Storia, dell’Uomo e del progresso, porta Ivan a negare il disegno di Dio. Non è più disposto ad accettare la speranza della redenzione finale. Non perché non creda che sia davvero possibile, ma perché, al contrario, esige che non lo sia. Vuole giustizia sulla terra, qui, all’istante, subito. La grande Contraddizione: da un lato il desiderio che tutto sia amore e perdono, dall’altro la sincera consapevolezza di non poterlo ammettere, che non sarebbe giusto accettarlo, non quando la sofferenza colpisce colui che mai ne potrebbe essere causa: un bambino.

Al Teatro Franco Parenti, Alberto Oliva ambienta la vicenda in un bagno sudicio, invivibile, che conferisce esso stesso un senso di allucinazione e disgusto, un’atmosfera di malattia allegoria dell’animo di Ivan, turbato e crocifisso dall’improvvisa epifania. La riscrittura del testo, personale nella cornice, mantiene fedeli parti di dialoghi e dettagli presenti nel capolavoro russo. Mino Manni, eccezionale come nel primo appuntamento della Prospettiva Dostoevskij, è un diavolo che ostenta tutti i tratti della tradizione: seduttore, stupido, beffardo, mutevole e psicologicamente scaltro. In scena, la resa registica va però oltre, accompagnando una delle riflessioni più profonde dell’autore moscovita a un originale approccio comico e goliardico che smorza i toni di angoscia inestricabile insiti nel dialogo. Il pubblico in sala passa senza rendersene conto tra musiche cariche di tensioni, percorsi di espiazione e un diavolo vestito di bianco che balla il Mambo no.5 in una vasca da bagno, uscendone arricchito e divertito.

Teatro Franco Parenti

17 gennaio – 22 gennaio 2017 (sab h21:15, dom 16:30, 19:00)

Durata ’60

Adattamento e regia: Alberto Oliva e Mino Manni

Cast: Mino Manni, Francesco Meola

Luci e Disegno: Alessandro Tinelli

Costumi: Marco Ferrara

A  cura di Federico Lucchesi

Associazione Vox

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