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Alice, un cammino attraverso il dolore Intervista a Chiara Leonardi

Quello che sto per dirti è un segreto e tu non lo devi dire a nessuno›. É quanto ci annuncia Chiara Leonardi nell’incipit del suo primo cortometraggio, Alice. L’idea, nata dal progetto per una tesi di laurea, non è passata inosservata, approdando fino ai lidi del Festival di Venezia. Realizzato attraverso documenti di archivio che la regista ha messo insieme quando era solo una bambina, il film racconta la storia di una frattura familiare. L’infanzia di Chiara e delle sue sorelle Francesca e Sofia trascorre serena, tra i giochi, le gite di famiglia e le cene di Natale. Ma poi qualcosa accade, come ci annuncia la voce fuoricampo: ‹Oggi smetto di filmare, Francesca sta male›. D’un tratto l’armonia si spezza, l’immagine della famiglia perfetta si disintegra attraverso una frattura dolorosa, un nodo inestricabile, che l’occhio confuso di Chiara tenta di sciogliere e di cui ha raccontato anche a noi di Vox:

Come nasce l’idea di Alice? Cosa ti ha spinta a realizzarlo?

L’idea è nata durante i miei 3 anni in Accademia, più precisamente durante il secondo anno. Inizialmente si trattava di un progetto per un esame di regia, così ho cominciato ad interessarmi ai vari utilizzi del found footage e sono riemersi i ricordi di quando ero bambina e giravo con la Panasonic di famiglia. Ho ricordato dei momenti difficili, il motivo per cui avevo smesso di filmare e ho pensato di usare il tutto per l’esame di regia. Ma poi ho sentito la necessità di parlare più approfonditamente di quello che sentivo, che volevo tirare fuori già da molto.

Il film colpisce soprattutto per la sua sincerità. Non ci sono attori, ma persone, tu e la tua famiglia, che non hanno un copione. Che rischi si corrono ad essere così sinceri? Quali limiti si incontrano?

Mi piace la parola sincero. Era proprio ciò che avevo intenzione di trasmettere, la veridicità della storia nella sua semplicità. Effetto a cui ha contribuito anche il voice over che si sente durante il film, fatto di pensieri che ho scritto quando ero una bambina, rifiniti e manipolati dalla mia visione di ragazza adulta. Si tratta di materiali molto delicati e questo ha significato mettere in gioco non solo me, ma anche la mia famiglia. Mi domandavo fin dove il mio sguardo potesse indagare e fin dove ne avesse il diritto. Altri limiti, invece, mi sono stati imposti esplicitamente dai miei familiari, sapevo che non potevo usare tutto il materiale che avevo disposizione. Per questo nonostante l’autenticità del racconto, dietro c’è stato un grande lavoro di manipolazione. Ho cercato di raccontare la mia storia personale spersonalizzandola, in modo tale da trasporre sullo schermo l’esperienza universale di una frattura familiare, che tutti noi possiamo trovarci ad affrontare. Tuttavia sono stati proprio tutti questi limiti a condurmi ad uno sforzo artistico. Revisionando i filmati ero continuamente costretta a domandarmi: questo non posso farlo vedere e allora come posso farlo capire? E se non posso farlo sentire, come posso comunicarlo? É finito per essere un lavoro che definirei come la drammaturgia del fuoricampo. E’ stato stimolante, forse ha portato a qualcosa di migliore.

Come è stato rivedere queste immagini dopo tanto tempo?

É stato un processo di selezione, a tratti doloroso, a tratti divertente. Da una parte le immagini di archivio fanno sempre ridere, rivedere com’eri e ricordi che ti eri dimenticato. Dall’altro lato è stato difficile, ho recuperato quante più cassette sono riuscita a trovare. Guardavo le cassette, confrontavo le date e intanto cercavo nei miei vecchi diari il mio corrispettivo stato d’animo di quel periodo. Così sono emerse le prime discrepanze, quello che scrivevo confermava che di fronte alla telecamera si cerca sempre di apparire in modo un po’ diverso da quel che si è.

Il film ha anche un altro elemento di autenticità: la colonna sonora del film è composta dalla voce di tua sorella, giusto?

Sì, è la voce di Sofia. Tender, una delle canzoni è stata registrata ad hoc, mentre le altre le ho registrate di nascosto mentre si esercitava in casa. Lo ammetto, forse non è stato un gesto molto carino da parte mia, ma io amo la sua voce, mentre lei se ne vergogna. Lei inizialmente non lo sapeva, non voleva che mettessi le registrazioni in cui sbaglia e invece io trovavo che i suoi errori fossero sintomo di autenticità, ho sempre voluto che il tutto sembrasse un po’ “sporco”. Così il compromesso finale è stato quello di farle registrare almeno Tender dei Blur. Ho anche trovato una cassettina in cui aveva 6 anni e cantava le canzoni di Jesus Christ Superstar, così abbiamo campionato quel che cantava, per poi inserirlo nella scena della lite.

Hai detto abbiamo. Tu e..?

Io e Marco Zanata, che si è occupato del montaggio. É stato lo sguardo esterno di cui avevo bisogno ed un grande supporto morale. Non so davvero come avrei fatto senza di lui.

Ti sei ispirata a qualche regista in particolare?

Ci sono dei film composti con materiale d’archivio che mi hanno colpito molto. Si tratta di Tarnation di Jonathan Caouette e Un’ora sola ti vorrei di Alina Marazzi. Ma il film che più mi ha ispirata è stato Stand by for tape back-up di Ross Sutherland, anche se sarebbe più corretto definirlo una performance.

Dove possiamo vedere il tuo cortometraggio?

Per il momento lo si può trovare partecipando ai festival, domani ad esempio sarà a Barcellona, anche se da qui è un po’ fuori mano. Penso che, una volta finito il circuito dei festival, sarà disponibile sul web, ma questa è una cosa a cui devo ancora pensare.

Domanda scontata, ma d’obbligo. Come ci si sente ad avere solo 23 anni e ad aver già partecipato al Festival di Venezia?

Ma che dire…Benissimo! Anche se ancora faccio fatica a capacitarmene. Da un lato c’è stata un po’ di soggezione, sai dover parlare di fronte ad un pubblico, dopo aver realizzato soltanto un corto… Ma ci si sente molto fortunati, non posso negarlo.

Questo è quanto abbiamo scoperto su Alice, se volete saperne di più andate a vederlo, ma mi raccomando…. Non ditelo a nessuno!

a cura di Maria Marcellino

Associazione Vox

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