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New Artist: I Paradisi

Ecco il nostro regalo di Natale: un nuovo New Artist per allietare la vostra settimana. Loro sono I Paradisi.

Biografianascono dalle ceneri dei Paradisi Noir, gruppo di rock poetry fondato nel 2004 da Cristian D’Oria e Paolo Ornaghi. Il progetto (un connubio di canzoni d’autore e poesia declamata) nasce come duo, tra live nei locali di Milano, teatri, centri sociali e festival. Nel 2006 viene coinvolto Andrea Mottadelli, polistrumentista. Da qui nelle canzoni viene inizialmente aggiunta l’impronta chitarristica, arricchendo il tappeto sonoro prerogativa fino allora del pianoforte. La band diviene così un trio, e gli arrangiamenti si sviluppano ulteriormente, con aggiunta di parti di batteria e basso nelle registrazioni di un primo lavoro autoprodotto. A questo si affianca sempre una continua attività live, che culminerà nel definitivo assetto con l’ingresso di Henrico Pantano e Valerio Paronzini, già rispettivamente batterista e bassista nei Male di Grace. Con questa formazione alla fine del 2007 il gruppo si presenta al Festival della Cultura Europea di Budapest. Nel 2010 esce quindi “Paradisi Noir”, a cui segue la relativa promozione concertistica.Nella primavera del 2012 Paolo Ornaghi lascia il progetto. Il resto dei componenti decide quindi di proseguire, abbandonando la parte declamata e aprendo un nuovo corso: i Paradisi.Dopo aver assimilato il cambiamento, con la stesura di una dozzina di tracce di nuovo materiale, nell’estate 2014 il gruppo entra in studio per iniziare il lavori del disco nelle rinnovate vesti.Da un punto di vista musicale il rimando a sonorità d’oltreoceano si fa ancora più’ evidente, con particolare rifermento alla psichedelia 60’s e al rock dei primi anni ’70. Non mancano incursioni nel blues e nella canzone d’autore italiana del medesimo periodo, a far da sfondo a testi che si muovono in chiaroscuro, tra irrazionale e pensiero, in un continuo contrasto tra ciò che è reale, e quello che si percepisce come tale.Lungo questo corso scorre “Dove Andrai”, in uscita a ottobre 2016.

i paradisi dove andrai“Dove Andrai” racconta il viaggio dell’uomo dentro di sé, giungendo fino ai luoghi più reconditi dell’anima. L’uomo è l’oggetto di studio più complesso e le sue idee, talvolta incomprensibili, possono essere luce e oscurità. Nelle tracce che vanno a comporre il disco emerge l’intento di portare in superficie ciò che chi ascolta ha già dentro di sé. I viaggi avvengono dentro e fuori la nostra mente e riescono in qualche modo a rivelarci chi siamo in realtà. Cosa vogliamo, cosa amiamo e cosa sentiamo, tutto per farci percorrere quella strada nuova piena di sorprese, che siano motivo di felicità o sconforto. La nostra strada

Dove Andrai – recensione:Inusuale. È il primo aggettivo che associo a “Dove Andrai”, un’inusualità non banale però e soprattutto non casuale. Si colgono sin dalla prima traccia le tantissime sfaccettature che questo gruppo porta con se; musicalmente riescono a passare da riff che ricordano la colonna sonora di uno spy film a ritornelli più melodici degni del buon vecchio pop rock italiano. È un’alchimia musicale tenuta insieme da una voce di una profondità e pienezza quasi psichedelica, una voce che a primo impatto mi ha ricordato i vecchi Timoria e a tratti Francesco Bianconi dei Baustelle. Meno efficaci invece i testi che oltre ad apparire forse leggermente banali sembrano impregnati di una malinconia smielata che finisce a lungo andare per risultare pesante e dare all’album un aspetto che non si merita affatto. È un’opera ben costruita che sta in piedi ed ha un suo perché, ma soprattutto che ha un’identità ben definita e si è ritagliato una collocazione ben precisa nel paesaggio musicale italiano.

Tracklist::
1. Un Brutto Sogno
2. Come Un Vampiro
3. Bugie
4. Voli Via
5. Ali Di Cera
6. Dove Andrai
7. Bocca Sporca
8. Siamo Complici
9. Lacrima
10. Strange Days

Componenti::
Cristian D’Oria – voce e tastiere
Andrea Mottadelli – chitarra
Henrico Pantano – batteria
Valerio Paronzini – basso

Contatti::
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Soundcloud

A cura di Alessandro Bertoglio

Associazione Vox

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