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La storia dei Noir Désir: album per album

Oggi ricordiamo, con due righe album per album, una delle più grandi band della scena dell’alternative rock francese: i Noir Désir. Il gruppo nasce nel 1980 a Bordeaux, grazie soprattutto all’eclettica mente di Bertrand Cantat, voce e autore dei testi. Gli altri componenti la formazione sono Serge Teyssot-Gay alla chitarra, Denis Barthe alla batteria e Frédéric Vidalenc (sostituito nel 1996 da Jean-Paul Roy) al basso.

I Noir Désir entrano di prepotenza nella scena musicale francese con veux-tu qu’je r’garde?. Sebbene le composizioni siano solide e le melodie orecchiabili, il disco presenta ancora un certa immaturità (non per quanto riguarda i testi), specie per la parte tecnica che riguarda la registrazione. Questo primo lavoro rimane comunque un manifesto per la band, specie nella canzone La Rage (La Rabbia), sentimento che sarà sempre molto presente nella musica dei Noir Désir.

L’inizio di quella che sarà una grande carriera segue poco dopo con il loro secondo lavoro Veuillez rendre l’âme (à qui elle appartient), dal quale verrà estratto il singolo Aux sombres héros de l’amer, un vero e proprio successo nelle radio francesi.

Possiamo proprio da questa canzone capire meglio quello che è stato il “carattere” dei Noir Désir, soprattutto del leader Cantat. Il successo, contrariamente ad ogni aspettativa, fu visto male dai bordolesi, i quali videro la popolarità come una svolta commerciale della loro musica. Questa etichetta quasi-pop, praticamente auto-affibiatasi dagli stessi musicisti, li porta quasi fino alla “rabbia”, tanto che nei successivi due album si imputeranno per proporre uno stile decisamente più underground. Du ciment sous les plaines e Tostaky saranno appunto due album nei quali verrà riversata tutta la violenza e oscurità che anima il genio creativo di Cantat e compagni.

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Dopo questa deviazione i Noir Désir paiono essersi sfogati, e, nel 1997, esce 666.667 Club. L’onda del successo è inarrestabile, ma i quattro di Bordeaux la vivono decisamente meglio, tollerando il grande pubblico solo grazie al fatto che potevano sfruttarlo per il loro impegno sociale.

 

L’evoluzione dello stile musicale è certamente uno dei tratti più distintivi dei Noir Désir, oltre che un motivo per renderli estremamente interessanti da ascoltare. L’altra grande caratteristica dei bordolesi sono i testi lavorati, surreali, scritti da Bertrand Cantat, dove si mescolano giochi di parole e pastiches per formare una prosa poetica di una ricchezza e di una forza molto particolare.

A conclusione della loro carriera, nel 2001, abbiamo Des visages des figures. Tutto l’album è intriso di un’atmosfera cupa, desolata, stagnante di rabbia e malinconia. E’ la poesia a farla da padrona, lo dimostra l’abilità compositiva del frontman che tanto abilmente ne è l’interprete principale, con il suo timbro timido e sensibile, ma allo stesso tempo arrabbiato; gli altri membri della band mirabilmente ne dipingono strumentalmente uno sfondo impressionista, dai caratteri decisamente più morbidi rispetto alla precedente discografia.

Per chi si fosse interessato a questa band francese, e volesse approfondirne il lavoro, consigliamo vivamente la raccolta En Route Pour La Joie: ben tre dischi che raccolgono i loro migliori brani con qualche chicca tra remix, cover e live.

A cura di Andrea Predieri

 

 

Associazione Vox

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