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Un solo Paradiso: Giorgio Fontana e il suo amore tossico a Milano

Perdere l’amore cantava Massimo Ranieri. Giorgio Fontana in Un Solo Paradiso ci parla di chi ha perso l’amore e anche il senno. In una Milano grigia del primo decennio del ventunesimo secolo non è Massimo Ranieri ma il jazz a far da colonna sonora ad una relazione nata nell’idillio per trasformarsi nel più tossico degli amori.

Appena lasciato il proprio lavoro a Roma un fotografo, voce narrante del romanzo, torna nella città in cui ha trascorso gli anni dell’università; non sapendo dove passare la serata, forse colpito dalla nostalgia dei tempi passati, decide di recarsi nel locale che era solito frequentare con alcuni suoi compagni di studio pochi mesi dopo la laurea. È al Ritornello che rincontra Alessio e insieme al lettore diventa testimone della sua triste storia. Alessio aveva negli ultimi anni alternato un modesto impiego d’ufficio alla passione per il jazz,  dilettandosi come trombettista assieme ad alcuni amici;  aveva da sempre deciso di accontentarsi nel lavoro come nella vita e questo accontentarsi aveva prodotto inevitabilmente sensibili riflessi anche nel campo dei sentimenti: la concezione delle relazioni come un rimedio alla solitudine per  persone non sufficientemente capaci di cavarsela autonomamente aveva progressivamente eroso in Alessio ogni speranza di trovare un amore autentico.

Quello che Alessio non aveva previsto è l’incontro con Martina: la sintonia di coppia è immediata, ma il rapporto che ne scaturisce alterna momenti di irrefrenabile passione a dubbi sull’effettivo coinvolgimento dei due; la  potenza di un’attrazione magnetica e inaspettata spinge Martina ad allontanarsi da Alessio per paura di non essere in grado di accogliere un amore così totalizzante. All’abbandono di Martina il protagonista si fa cogliere da un sconforto tale da far calare drasticamente il suo rendimento a lavoro per poi azzerare la sua lucidità a causa di abuso di alcolici. I tentativi falliti di ritrovare un senso o una direzione per la propria vita portano il protagonista a cercare se stesso là dove la sua storia aveva avuto inizio, senza tuttavia trovare comprensione o sollievo nemmeno tra le vallate delle prealpi lombarde abbandonate per cercare fortuna e mondanità; la solitudine e l’alcolismo infatti rendono Alessio irriconoscibile persino ai propri familiari. Non resta che cercare in un viaggio attraverso l’Europa l’antidoto ad un amore perduto, nonostante la volontà di riprendere in mano la propria vita (sentimentale e non) sia castrata dall’ imperituro ricordo di Martina. Si susseguono dunque maldestri sforzi di sostituire l’amore vecchio con uno nuovo, sforzi che però non fanno altro che accrescere il senso di frustrazione ed abbandono in Alessio, in una sezione narrativa caratterizzata da atmosfere che sembrano quasi evocare Camere Separate di Pier Vittorio Tondelli.

Giorgio Fontana con i due romanzi precedenti usciti sempre per Sellerio ha abituato i propri lettori a storie di sofferenza, ma l’impressione è che in Un Solo Paradiso la sua scrittura sia uscita dall’ovatta consolatrice per assumere caratteri sempre più cinici e spietati, non c’è speranza nel mondo narrato in queste pagine per chi vive troppo intensamente. Emergono lungo l’intero romanzo un’inquietudine ed un disagio esistenziale proprio della postmodernità, che rende difficile la totale apertura del proprio io agli altri; il timore di mettersi a nudo è superato dal protagonista soltanto in seguito ad un incontro inaspettato e ciò che ne segue sembra essere un monito su come l’irrazionalità dei sentimenti possa travolgere l’equilibrio che faticosamente ogni essere umano si costruisce nella propria quotidianità. L’autore milanese mette il lettore di fronte alla scelta tra una vita fatta di compromessi tanto comoda quanto anonima e il pericoloso abbandonarsi alle pulsioni più violente e totalizzanti. 

Un Solo Paradiso merita di essere letto perché è un libro drammatico che parla di noi tutti qui ed ora; Fontana va a frugare come un coltello, direbbe Grossmann, nella profondità dell’animo dell’essere umano. La lettura di questo romanzo porta con sé un’angoscia tale da produrre un effetto catartico che ci porta a riflettere sulla vera natura delle relazioni d’amore;  è come se l’autore ci suggerisse di valutare con attenzione la maniera in cui ci esponiamo ai sentimenti, invitandoci in questo modo a liberarci da rapporti superficiali di cui possiamo fare a meno per dedicarci finalmente alle persone che sanno riconoscere ed amare la nostra intima natura con maggiore consapevolezza dei rischi che implica il donarsi esclusivamente ad un’altra persona; Fontana insomma ci mostra l’Inferno per condurci al Paradiso: sta a noi decidere la nostra sorte.

A cura di Carlo Michele Caccamo

Associazione Vox

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