Senza categoria

Quello che le donne non dicono ai tempi di Shakespeare

Una scena tutta al femminile, tre donne che si rivelano essere ritagli diversi di una stessa figura: Monica Faggiani e Debora Mancini interpretano al Teatro Libero, dal 4 al 10 Novembre, la donna fragile e la donna autorevole; la donna spontanea e la donna fuori controllo. Quando l’una arresta la parola, l’altra continua il monologo, perché i due personaggi non dialogono tra di loro, ma si completano a vicenda dando forma alla narrazione di un ricordo.

Il dramma è quello di una donna che, ritornata alla casa natìa, ripercorre il proprio passato raccontandolo alla sua unica compagna di vita e unica persona che ha deciso di risparmiare nel suo estremo tentativo di solitudine, la migliore amica immaginaria, che nella scena compare sotto forma di fantoccio dalle mani di paglia.

Macchiata di una colpa fin dalla nascita, la nostra anonima protagonista ha chiamato in causa più e più volte il peccato e, come in una reazione a catena, ha fatto cadere ad una ad una le pedine di quel gioco pericoloso iniziato in tenera età. Seppure contestualizzata in tempi più moderni (si arriva a citare l’edizione di Sanremo 2003), la storia ha origine da un classico o, meglio, da due classici shakespeariani: Macbeth e Amleto. L’attitudine delirante che la fa cantare quando è triste e l’autorevole atteggiamento di chi si vuole spingere in alto richiamano due modelli di personaggi teatrali femminili che altro non sono che Ofelia e Lady Macbeth.

Nonostante i rimandi siano efficaci quando, in una fantasia, viene immaginato e rappresentato il corpo steso in un letto di un fiume e trascinato dal fango sempre più giù fino ad annegare, oppure quando, in una contemplazione notturna del marito a letto, viene fantasticata la facilità della sua morte tramite un piccolo e agile gesto, il testo, ricco di riferimenti al ruolo femminile e maschile nella nostra società, tende a discostarsi dall’evocazione dei personaggi shakespeariani. L’uso di alcuni oggetti presenti nella scenografia viene accompagnato alla parola, aggiungendole un valore visivo che ne completa il significato; eppure il monologo, a momenti, cade in alcuni topoi femminili dei nostri giorni. Esistono e sono intollerabili – la donna non è fatta per avere una testa, ad esempio – ma la percezione è talvolta quella di un effetto ridondante.

I costumi aderiscono perfettamente alla pelle che riveste le due personalità, ma stonano con il contesto moderno in cui la storia viene raccontata, producendo una sensazione di contrasto che mina la fruizione scorrevole della pièce. Ma se tali aspetti hanno inciso sull’efficacia complessiva, è inopinabile che il grido lanciato dalla donna, sorto da un crocevia di sentimenti, sia arrivato fino all’ultima fila della platea, in una immedesimazione contrastante che, in fondo, impedisce una vera e propria condanna alla sua storia.

Con: Monica Faggiani, Debora Mancini
Regia: Fabio Banfo, Serena Piazza
Drammaturgia: Fabio Banfo
Scene e costumi: Serena Piazza
Disegno luci: Fabio Banfo
Produzione: EFFETTO MORGANA

Foto di Scena: Luigi Guaineri

a cura di Cecilia Angeli

 

 

Associazione Vox

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto