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Mine: sembra inglese ma non è, serve a darci l’allegria

In questi giorni nelle sale italiane è uscito Mine, un film apparentemente inglese, sia per via del titolo che del tema trattato ma che cela in realtà la regia di due ragazzi italianissimi, stiamo parlando di Fabio Guaglione e Fabio Resinaro che hanno trovato il supporto degli USA per la realizzazione dei loro progetti, il primo di essi, che li vede nei panni di sceneggiatori, è stato True Love (2012), pellicola che riscuoterà un buon successo, in Mine invece saranno impegnati oltre che con la sceneggiatura anche dietro la macchina da presa. Il film è stato prodotto da Peter Safran, conosciuto ai più come produttore del film Buried (2010), Mine non si discosta per nulla dal film appena citato: in Buried assisteremo al lento deterioramento fisico e psicologico di un uomo che viene sepolto vivo e cerca incessantemente di salvarsi, la forte analogia tra il protagonista di Mine e quello di Buried sta proprio in questa lotta, solitaria, per la sopravvivenza.

Il protagonista Mike, interpretato da Armie Hammer, è un marine in missione nel deserto col collega Tommy, interpretato da Tom Cullen, vengono scoperti e inizieranno la fuga nel nulla, qui si imbatteranno in un campo minato, dettato forse dalla scarsa lucidità Tommy prenderà la situazione alla leggera e salterà in aria, Mike fa un passo per aiutarlo e calpesta una mina, sentendo in tempo il ticchettio sotto la suola dell’anfibio è consapevole che al primo passo falso, salta in aria. Qui inizia il nostro film. Mike deve sopravvivere per 52 ore, il tempo necessario ai soccorsi per arrivare, la guerra ha inizio.

Uno slogan pubblicitario recitava di trovarci davanti a un “American Sniper col nemico sotto i piedi”, penso non ci sia nulla di più fuorviante. La guerra in Mine è solo un pretesto ideologico per mostrare la ben più complessa guerra interna che affiora nel protagonista durante la sua permanenza sulla mina. È una guerra contro i demoni del passato, quei demoni che non si possono sconfiggere con un mitra o un fucile di precisione, qui hanno un gran merito i due Fabio, non rendere mai scontata una sceneggiatura che può rischiare di cadere nel banale più volte, soprattutto quando verrà ricostruito il rapporto di Mike con la fidanzata Jenny (Annabelle Wallis).

L’ambientazione è un altro punto forte di Mine, il deserto, la mancanza di acqua, gli sbalzi di temperatura tra notte e giorno contribuiranno a far perdere il lume della ragione a Mike, che insieme allo spettatore cadrà in un perenne sogno, qual è la realtà, qual è la finzione? Questa sarà la domanda che ci porremo costantemente. Siamo in una dimensione a tratti onirica. Noi impossibilitati a salvarlo, lui impossibilitato a chiederci aiuto per quanto ci si sforzi: magistrale una semplice inquadratura in cui Mike ci tende la mano quasi come a dirci “venite ad aiutarmi”. Si rompe così la quarta parete, in quel deserto ci siamo anche noi, spettatori consapevoli del declino psico-fisico di un uomo. Sarà anche la soundtrack a giocare un ruolo fondamentale per quanto riguarda la suspence: l’ottimo montaggio sia visivo che sonoro ci terrà con gli occhi sempre aperti, può succedere qualsiasi cosa, in qualsiasi momento.

Mine, per l’essere l’esordio alla regia di due ragazzi, è un prodotto riuscito, le sbavature sono minime, la macchina da presa è usata perfettamente come se non ci trovassimo davanti il loro primo film. Nel primo weekend di programmazione ha incassato, solo in Italia, 597.342€, un ottimo risultato. Non ci si può che aspettare grandi cose dai Fabio, anche se questo ci rimanda a una piccola riflessione: con dei talenti così, è mai possibile che la nostra industria cinematografica preferisca puntare su altri personaggi, a volte a corto di talento, costringendo persone meritevoli a cercare fortuna al di fuori della propria patria? Sperando che le cose cambino, sotto questo punto di vista, non posso non ripetervi di andare subito al cinema a godervi Mine!

Potete visionare il trailer qui:

https://www.youtube.com/watch?v=-BXRXFjsxm0

Associazione Vox

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