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Dylan Dog: 30 anni di incubi ed emozioni

“Giuda Ballerino…son già 30 anni? E pensare che mi sembra ieri che sono uscito in edicola”, credo che Dylan dylan-dog-gazzetta-dello-sportci direbbe così, con la sua esclamazione solita e ormai nota a tutti: GIUDA BALLERINO è un marchio di fabbrica per tutti coloro, adulti e ragazzi, che sono
stati risucchiati nel mondo dell’Indagatore dell’Incubo. Francesco Dellamorte era l’iniziale incarnazione del nostro eroe prima, mentre è ispirato per la fisionomia all’attore britannico di classe 1959 Rupert Everett – che prestò anche il volto nel film del 1994 “Della morte e dell’amore”, girato da Michele Soavi, e dall’omonimo romanzo di Tiziano Sclavi, padre di Dylan Dog e di tutto il suo mondo.

Dylan vive in Craven Road a Londra, numero civico 7, e il nome della via è omaggio a uno dei grandi maestri dell’horror, Wes Craven. Nei dintorni della via, se presti bene ascolto potresti anche sentire risate, causate magari dal folle umorismo dell’eterno assistente di Dylan, Groucho. Ogni eroe che si rispetta ha una spalla accanto a sé, su cui magari versare la propria frustrazione, e in questo caso si tratta di un ometto baffuto con quasi sempre un sigaro in bocca – ispirato a uno dei fratelli Marx, groucho-dylan-dogappunto Groucho Marz – sia nel nome sia nell’aspetto, che non a caso era un grande comico statunitense di fine ‘800 – pronto ogni secondo a trascinarti in un vortice senza fine di umorismo e non-sense, ma anche a darti una mano ogni volta che ne hai bisogno…devi solo essere pronto ad afferrare al volo la pistola che ti lancia al momento più adatto, o che egli ritiene tale. Groucho è dopo tutto un vero amico che non ti lascerebbe mai solo.

I riflessi di Dylan sono fenomenali, non per nulla lui prima di essere preda di alcolismo stava in polizia. Sì, alcolismo…questo nostro eroe non è come magari ci si potrebbe immaginare da un personaggio del suo spessore, in quanto è stato un alcolizzato, soffre di claustrofobia, aerofobia, di vertigini, nonché di una generale ipocondria, è vegetariano e non fuma. Inoltre nutre una profonda allergia a ogni modernità, ed è profondamente animalista. Veste sempre allo stesso modo: un completo ormai divenuto classico, con giacca nera, camicia rossa, jeans e scarpe Clarks e si muove sempre con un vecchio maggiolino targato DYD 666. Nel tempo libero suona il clarinetto – essendo però solo in grado di suonare per intero “Il Trillo del Diavolo” in sol minore di Tartini -, ascolta musica che spazia dalla classica all’heavy metal, ha nel suo studio un poster di “Rocky Horror Picture Show”, legge molto e si diletta di poesia, non usando mai nulla che sia anche solo in parte tecnologico. Inoltre è perennemente intento a costruire il modellino di un galeone, ispirato al vascello inglese del ‘700 Hms Victory dell’Ammiraglio Nelson, davanti al quale spesso Dylan ha rivelazioni riguardo ai casi che segue.http://new.associazionevox.com/wp-content/uploads/2016/10/groucho-dylan-dog-1.jpg

Nelle sue indagini si occupa esclusivamente di incubi e paranormale, partendo tuttavia da ipotesi razionali e normali, seguendo il metodo appreso alla scuola dell’ormai da due anni ex ispettore Bloch, suo amico e consulente di sempre. Nonostante molti lo reputino un ciarlatano, sono 30 anni che il nostro amico indaga sul paranormale, spesso neanche credendo alla sua esistenza, essendo solitamente di animo razionale, quasi sempre neanche facendosi pagare per le sue indagini, pur essendo perennemente in bolletta, se non in amore solitamente corrisposto dalle clienti, di cui sempre senza scampo il nostro Dyd si innamora, anche con conseguenze nefaste, come recentemente raccontato nell’albo numero 342 di febbraio dello scorso anno, “Il cuore degli uomini”.

Quando Dylan Dog nacque il 26 settembre 1986, fu una novità totale in Casa Bonelli, in quanto il buon padre Tiziano Sclavi, creò un perfetto anti-eroe, schiodandosi dallo stereotipo del bravo e perfetto ragazzo senza difetti e tutto d’un pezzo. “L’alba dei morti viventi” – chiaro rimando al film di George Romero – venne disegnato da Angelo Stano, rimasto tutt’oggi uno dei volti primari dell’intera testata, realizzando anche le copertine di ogni albo. Al momento dell’uscita, l’esordio non parve incoraggiante agli editori, per l’estrema novità che portava in sé. Il successo, tuttavia, sarebbe giunto di lì a poco, anche col passaparola ad amici da parte dei primi lettori, e poi ulteriormente con gli anni a venire, fino a essere il fenomeno di costume che è oggi.

Il fumetto col tempo divenne gioco da tavolo, radiodramma di Rai2 nel 2002, e film nel 2011, “Dylan Dog che non riuscì bene a rispecchiare l’animo di Dylan, le scene furono spostate da Londra a New Orleans e Groucho sparì per problemi di diritti d’autore. Nel 2014 venne girato per rivalsa dei fan il mediometraggio “Vittima degli eventi”, tramite operazione di crowdfunding realizzata da Luca Vecchi e Claudio Di Biagio, in collaborazione con The Jackal.

Tiziano Sclavi, a partire dal 2000, si è sempre più distaccato dalla sua creatura, rimanendo sullo sfondo come solamente consulente, per motivi personali e psicologici, in quanto il lavoro gli creava veri e propri incubi, e tensione costante, come è stato ben raccontato nel recente documentario “Nessuno siamo perfetti” dello scorso anno. Al posto di Tiziano come curatore vi è ora, dopo il periodo prima di Mauro Marcheselli, fino al 2009, e poi di Giovanni Gualdoni, fino al 2013, Roberto Recchioni, distintosi per la storia di Dylan Dog “Mater Morbi”, numero 280 della testata regolare, del dicembre 2009.

Recchioni sta apportando nella sua gestione varie modifiche al personaggio, svecchiandolo un po’ e togliendolo dalla gabbia fissa in cui nel tempo è finito per essere racchiuso, divenendo sempre uguale a sé stesso. Ora Bloch è un pensionato – evento raccontato nel numero 337 “Mai più, ispettore Bloch” -, e al suo posto al comando di Scotland Yard si è installato Carpenter, che cerca in ogni modo di ostacolare Dylan, non fidandosi per nulla di lui. È stato introdotto anche un nuovo nemico nel numero 341 “Al servizio del caos”, John Ghost, personaggio che da Recchioni è stato promesso essere rimesso presto in pista, non essendo poi più apparso da quel numero.

Io sono entrato nel mondo di Dylan Dog dal numero 325 “Una nuova vita”, titolo che mi ha subito ispirato, venendo solo poi a sapere essere il primo del nuovo ciclo che sarebbe stato portato avanti da Recchioni. Una nuova vita la è stata davvero per me, in quanto sono subito stato attratto dal mix unico di horror, amore, sentimenti, poesia ed ironia, che ha portato col tempo ogni lettore ad appassionarsi del nostro Dylan, nel cui mondo c’è anche sempre ampio spazio per l’attualità e per la riflessione sui problemi e sui mali della società, con storie anche di pura poesia, e di dolore nella poesia, come nei classici numeri 81 “Johnny Freak”, in cui Dylan trova un bambino deformato nel fisico ma col cuore grande, dimostrando uno dei più grandi insegnamenti dell’intera saga dylandoghiana: i veri mostri siamo noi uomini) e 74 “Il lungo addio”, in cui appare una delle donne più importanti per Dyd, e da lui mai dimenticate, Marina Kimball, per un amore che è una vera ballata triste e romantica).

Per festeggiare il grande traguardo dei 30 anni di Dylan Dog cosa poteva esserci di più azzeccato di una marcia zombie nel centro di Milano? Il 26 settembre dalle 16 gli zombie guidati dallo stesso Recchioni e da Groucho e Dylan in carne e ossa hanno invaso la città, terrorizzando ignari turisti e attirando orde di fan nel cuore di Milano, il Duomo. Lì dopo aver realizzato dal vivo il frontespizio che per tanti anni ha introdotto ogni numero della testata regolare, e ispirato al “Quarto Stato”, hanno trascinato i fedeli lettori nel Cinema The Space, dove con sala gremita anche per la presenza in sala di autori storici pronti a firmare il biglietto speciale dell’evento, e per i più fortunati anche a realizzare veloci schizzi, si sono introdotte le principali novità della nuova carriera dell’Indagatore dell’Incubo, che verrà visto molto impegnato anche al di fuori delle testate fumettistiche.

Studio Universal trasmetterà per tutto il mese di ottobre, ogni venerdì alle 21:15, quattro film classici del genere horror, introdotti e recensiti niente meno che dallo stesso Dylan Dog in carne ed ossa – si fa per dire, in quanto saranno vignette animate a parlare. Dei quattro film verrà poi fatta la maratona ad Halloween. Uno dei momenti più belli della serata è stato quando al richiamo di Recchioni e del direttore editoriale Michele Masiero siamo stati invitati ad alzare, quasi come torce di vecchia generazione, il numero personale che ognuno aveva con sé, in quanto garantiva l’ingresso all’intero evento, a titolo gratuito, dell’ultimo albo della serie regolare dell’ultimo mese, “Remington House” (numero 360).

Il mese prossimo sarà la volta del ritorno in grande stile e tanto atteso di Tiziano Sclavi, che realizzerà di sua mano una nuova storia dopo anni, con il progetto di aprire una sua personale nuova testata di albi regolari da affiancare alla testata principale dilaniata. Infinite sorprese quindi ci aspettano, non dobbiamo che stare attenti e pronti, non temendo mai di restare da soli al buio, in quanto il nostro Dyd non permetterà che i mostri della quotidianità ci colgano impreparati.

Tanti auguri Dylan e grazie di esistere!

TESTIMONIANZE DA FACEBOOK – DYLAN TOCCA IL CUORE DI TUTTI

“Dylan Dog per me è un rifugio dalla orribile realtà, perché il vero orrore è l’uomo! Dylan Dog è come un buon film vintage la sera, e dato che è lo stesso personaggio, più precisamente come una bellissima Serie TV in cui ogni numero è un episodio! Ma Dylan Dog non è solo questo, perché ha anche un tocco di ilarità, e questo fa capire che in ogni luogo buio c’è sempre una piccola luce di speranza! Dylan Dog tratta anche di problemi attuali e seri, l’amore, l’amicizia, la speranza, i sogni! Dylan Dog è un fumetto universale e molto profondo, ha dei valori che ben pochi fumetti hanno! Il protagonista è un normalissimo essere umano, un antieroe contro il male, ossia quello che l’uomo normale fa ogni giorno! Quindi Dylan Dog è anche quotidianità” – Mattia Fiorentino

“Io ho iniziato a leggerlo a 9 anni. Ero a casa di parenti di mia madre, mi annoiavo e lei arraffò un fumetto in giro per farmi passare il tempo: era “Orrore Nero” (Speciale annuale numero 3) e fu amore. Non avevo i soldi per comprare il fumetto in edicola, così ogni estate quando tornavo da quei parenti recuperavo tutte le uscito dell’anno.
Dal numero 100 ho iniziato ad acquistarli, mia sorella mi ha regalato gli arretrati mancanti per i miei 18 anni.Non so se sono cresciuta sviluppando certi valori (un esempio: sono vegetariana da quando non andava di moda e dovevi spiegare cosa significasse) perché leggevo Dylan o se leggevo Dylan perché trovavo delle affinità con me stessa.
Sono stata tentata di abbandonare tutto a ridosso del numero 300… poi hanno pubblicato l’albo il giorno della nascita del mio primo figlio e l’hanno chiamato “Ritratto di Famiglia “…se non é destino questo” – Valentina Finocchio

“Sono un vegliardo e leggo Dylan fin dal primo numero ed essendo un coetaneo, praticamente , di Tiziano Sclavi , ne ho condiviso quasi totalmente certi riferimenti culturali, artistici, musicali, etc. Ho, manco a dirlo, una collezione completissima di vari extra. Dylan ha creato una frattura tra il fumetto prima e dopo di lui: il suo prototipo di eroe e’ modernissimo, ripreso psicologicamente , dagli eroi fragili ma colmi di cuore del cinema americano anni ’70. Niente Terminator ma solo dubbi, paure, emozioni turbinanti e poco controllabili e una morale individuale unica ed originale, non ereditata dalla tradizione, ma dalla propria esperienza di vita e di quasi morte! Un personaggio irripetibile sotto tutti i punti di vista, da non abbandonare perché dentro tutti noi c’è un Dylan Dog nascosto che ogni tanto esce fuori in qualche modo. E ci rassicura comunque ritrovarlo in edicola ogni mese, con la sua umanità dolente e i suoi zombies spesso più vivi dei vivi” – Massimo Nannelli

A cura di Matteo Sisti

Associazione Vox

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