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I Giganti della Montagna

Tornata al Piccolo Teatro di Milano l’opera incompiuta di Luigi Pirandello in una produzione di Fortebraccio Teatro, dal 3 all’8 maggio 2016.

Alla sua morte avvenuta nel 1936, Luigi Pirandello aveva scritto e pubblicato solo i primi due atti di questo dramma, che offre da sempre interessanti spunti di lettura proprio grazie al suo fascino di mistero irrisolto, stimolando la fantasia e l’estro di grandi registi, quale lo stesso Giorgio Strehler, fondatore del Piccolo Teatro.

In quest’ultima opera pirandelliana viene narrata la storia dell’incontro tra una compagnia di attori decaduta e gli inquietanti abitanti della villa “Scalogna”, che insieme al mago Cotrone hanno trovato qui rifugio, isolandosi dalla violenza dei vicini giganti. La contessa Ilse, prima attrice della compagnia, narra la triste sorte del dramma Favola del figlio scambiato, scritto per lei da un poeta poi suicidatosi, e che per il mancato apprezzamento da parte del pubblico ha portato gli attori allo sfinimento, ma a cui lei rimane irrimediabilmente legata. Nella villa agli ospiti viene svelato un mondo ai confini della vita, dove sogni ed immaginazione si animano e si mischiano ai personaggi. Ma necessitando l’opera di un pubblico di umani e non potendo d’altronde la contessa rinunciare a metterla in scena, convince il mago ad accompagnarla presso i giganti, gente dalla potente corporatura e dalla scarsa capacità mentale, per proporre a loro il suo spettacolo. Qui, con il fragoroso rumore della cavalcata dei giganti si conclude la vicenda scritta da Pirandello.

Successivamente il figlio Stefano ricostruì quelli che erano gli intenti drammaturgici del padre, il quale progettava nel terzo atto il sacrificio di Ilse, spezzata dai giganti, incapaci di comprendere l’arte che essa gli andava proponendo.

Ilse diviene quindi per l’autore metafora della bruciate necessità dell’Artista di esprimere il proprio messaggio poetico, ed occasione per riflettere sul ruolo del teatro contemporaneo in un clima di violenze crescenti che avrebbe portato di lì a poco allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale.

Proprio dalla riflessione sempre attuale sul teatro contemporaneo parte questa produzione ricca di immagini suggestive, che attraverso l’uso moderno di luci e suoni incarna la particolare visione scenica e stilistica di Fortebraccio Teatro. Il fondatore, Roberto Latini, qui autore dell’adattamento, regista ed unico interprete, guarda oltre la staticità solenne del testo “classico” ricercandone le possibilità altre, sintetizzando battute, personaggi ed ambienti per favorire un’efficace poesia visiva.

L’attore, quasi sempre solo, si muove tra l’indefinito, indefiniti sono i corpi, gli spazi ed i gesti.

Indefinito è anche il tempo, dilatato dal ritmo quieto con cui gli elementi appaiono in scena. Ma nel momento in cui lo spettatore sta per perdersi tra i fumi e gli effetti sonori viene subito ripescato dall’intensa performance di Latini che attraversa lo spazio in una continua ricerca del prossimo personaggio a cui prestare la sua sagoma.

Non secondario è il contributo tecnico degli altri membri della compagnia Fortebraccio:  Max Mugnai, responsabile delle luci, e Gianluca Misiti, suoni e musiche originali, premio Ubu 2015, che unendo il proprio talento a quello dell’attore Latini hanno dato vita ad un’estetica che si presta eccezionalmente a quell’ambiente che sta al limite tra favola e realtà descritto da Pirandello.

A cura di Anna Belleli

Associazione Vox

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