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Teoria del Gender – questo sconosciuto (singolare maschile)

Lo spettacolo “Teoria del Gender, questo sconosciuto (singolare maschile)” si è tenuto al Teatro Franco Parenti dal 20 al 22 gennaio e fa parte di una triade la cui prima tappa è stata “Il teatro è un’altra cosa“, tenutosi dal 13 al 15 gennaio, mentre l’ultima, “Dell’essere padri“, dal 27 al 29 gennaio. A ideare questa serie di spettacoli è la compagnia Atopos, formata da un mix di “minoranze sessuali” in cui diverse (o forse uguali?) identità si uniscono per dar voce a ciò che è ignoto o, meglio, a ciò che è “fuori luogo”. La compagnia Atopos nasce dall’incontro tra Marcela Serli (regista), Irene Serini e Davide Tolu.

“Teoria del Gender, questo sconosciuto (singolare maschile)” ha un titolone volutamente scelto perché forse non servono tante parole scientifiche o filosofie per parlare di transessuali. Si inizia subito fuori dal teatro perché ciò che verrà rappresentato non è solo in scena, ma nella vita, e gli Atopos vogliono subito far scontrare il pubblico con la realtà gender: tu come reagiresti se una mattina dovessi svegliarti e non riconoscerti più nella tua pelle?

Il termine transgender suscita confusione, reazione che viene volutamente espressa in pieno dall’accoglienza delle due protagoniste. La scenografia è allestita con un telo che copre il rosso delle pareti della stanza, colore che turba e che è sempre stato simbolo di protesta. Sul telo viene proiettato lo schermo di un monitor gestito da un’eccellente assistente che accompagnerà la quasi totalità della rappresentazione scrivendo in maniera confusionaria e volutamente scorretta ciò che viene detto. Ad accogliere gli spettatori è una transessuale, precisamente una m-to-f, che in maniera provocatoria presenta le tesi alla base del “Family day” cattolico e racconta perché le scuole non dovrebbero mai e poi mai spiegare ai bambini l’”abominio” del gender.  Tutto ruota intorno a cosa sia l’identità sessuale, che cosa voglia dire rivestire il ruolo di donna o uomo, cosa siano, in fondo, i ruoli stessi. La domanda è: chi stabilisce la mia identità? Simone de Beauvoir rispondeva che “non si nasce donna: si diventa“. A dar voce al dibattito sono quindi la sopra citata transessuale, che ironicamente è la rappresentante di quel movimento che si oppone all’apertura, ed una dottoranda che impacciatamente cerca di far valere le proprie opinioni in favore invece delle cosiddette minoranze sessuali.

La successiva scena è immersa nel buio, ed una voce maschile racconta la sua storia. Al buio non possiamo vederlo, ma solo sentirne la voce unica e ineguagliabile, esattamente come ciascuno di noi, perché è proprio questo che sta dicendo al buio: non stiamo parlando di categorie, ruoli, etichette, ma di persone con  personalità diverse tra loro, di persone che lottano per non essere più invisibili agli occhi della società. Era Cristina ora è Christian, ma probabilmente è sempre stato Christian, e solo ora, dopo anni, una burocrazia malsana è riuscita a dargli la dignità che merita.

La compagnia Atopos ci accompagna in un percorso che tocca le nostre coscienze, perché possiamo anche non essere coinvolti in questa lotta di riconoscimento, ma in realtà ci siamo tutti dentro, perché non si tratta di minoranze, ma di umanità, di una umanità che urla e scalcia per non essere più invisibile, perché nessuno ha il diritto di dirci che siamo sbagliati, e vi assicuro che tutti questi ragazzi/e sono giustissimi/e.

A cura di Sara Palumbo

Associazione Vox

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