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Le Bombette di Boombox: gennaio

Il Gennaio musicale è stato pregno di uscite degne di nota che in parte hanno contribuito a riscattare un 2015 non esattamente esaltante.
Come non iniziare dall’epifania regalataci da David Bowie l’8 Gennaio? Blackstar è un lavoro tra i più sperimentali e interessanti del poliedrico artista londinese, denso di significati che trascendono in qualche modo la sfera più squisitamente musicale. A cavallo tra modern jazz e krautrock, il Duca Bianco riesce a incastonare sette gemme, dalla ballad ’70 I Can’t Give Everything Away alla profetica Lazarus, accompagnata da un videoclip che è difficile ammirare senza provare un groppo in gola.

Se il secondo album è sempre il più difficile nella carriera di un artista(cit.), le Savages hanno superato brillantemente la prova, confezionando un lavoro meno viscerale e più variegato, riuscendo a toccare corde inedite rispetto a Silence Yourself; ne è una brillante testimonianza Adore, uno dei momenti più alti di Adore Life, enormemente influenzato, oltre che dalle solite sonorità post-punk anche da riferimenti eterogenei che vanno dagli Swans ai Sonic Youth.

Spostandoci su altri lidi sonori, segnaliamo i lavori di Archy Marshall (all’esordio solista dopo il primo lavoro, con il più celebre moniker King Krule), che dimostra di cavarsela egregiamente anche nel mondo dell’hip hop con un Lp che è già nelle classifiche di tutte le riviste patinate e Anderson. Paak, che con Malibu sta rendendo meno amara la latitanza di Frank Ocean. Sul fronte psych/surf da annotare l’ultima fatica del prolifico Ty Segall, purtroppo non all’altezza di Slaughterhouse e Manipulator (un po’ di riposo no Ty, eh?) e i lavori delle madrilene Hinds e dei britannici Fat White Family, entrambi presenti durante l’ultimo Ypsigrock, che se nella dimensione live riescono ad essere estremamente coinvolgenti e corali perdono qualcosina su disco.

 

A cura di Valerio Giannetto

Associazione Vox

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