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Boombox meets…Folco Orselli

A cura di Giuseppina D’Alessandro

Abbiamo avuto l’occasione di passare qualche minuto al telefono con Folco Orselli, cantautore e musicista milanese. Folco sarà in concerto il 19 dicembre al Serraglio di Milano per il live di presentazione del suo nuovo album Outside is my side.

Il 4 dicembre è uscito il tuo nuovo album Outside is my side a cui hai lavorato con Gino e Michele. Da dove nasce questa simpatica collaborazione?

Gino e Michele sono due vati della comicità milanese.
Guardando alla scena milanese possiamo parlare di una scuola che ha sempre fatto comicità in commistione con il cantautorato: pensiamo ad esempio a Enzo Iannacci o a Cochi e Renato.
Mi hanno chiesto di fare le musiche per lo spettacolo Passati col Rosso – in cui ci sono anch’io insieme a Vincenzo Messina – che porta in scena i loro quarant’anni di carriera: per la prima volta mettono sul palco i loro pezzi dopo aver scritto sempre per gli altri.
Ci siamo conosciuti in quell’occasione, poi gli ho fatto sentire i provini del mio disco e gli ho chiesto di partecipare alla produzione esecutiva: sono molto contento, ero un loro fan.

Nella descrizione del tuo disco spieghi che essere outsider è rimanere fedeli al proprio ideale di bellezza così come fa un artigiano o un ristoratore appassionato. Ti è capitato di dover pensare di tradire il tuo ideale di bellezza per farti produrre o andare avanti nella carriera musicale?

Assolutamente no. Il mio concetto di outsider è una “constatazione amichevole”: è l’opposto degli insider, del mainstream. Al momento, abbiamo una proposta da parte del “sistema” che a mio parere non è assolutamente all’altezza della domanda, del bisogno di cultura e di piacere. Non possiamo adattarci a un mondo in cui vengono proposti ragazzi scaraventati sul palco – tramite casting, talent show – e pensare che abbiano davvero qualcosa da dirci quando, dieci minuti prima, facevano altre cose. L’arte è una cosa seria: ci vuole la gavetta, bisogna lavorare su se stessi. L’offerta di ora è davvero di basso livello e se questo è il mainstream, preferisco starne fuori. Outside is my side: stare fuori con tutti quelli che hanno qualcosa da conservare.
Invito tutti a fare Outsiting! Siamo in tanti, soprattutto in Italia, ad essere stanchi: visto il malcontento quasi generale, potremmo – a mio parere – riuscire a decidere su quello che viene offerto. Se continuiamo a cuccarci quello che ci danno, continueranno a darcelo. Bisognerebbe prendersi più responsabilità e dire: «A me non piace, vorrei avere la libertà di scegliere».

Pensi allora che la domanda si stia piegando all’offerta?

Il discorso è interconnesso: la qualità della domanda forse dipende dall’offerta, non lo so. Ma dobbiamo cominciare a dire no. Guardando ai canali ufficiali, pensiamo ad esempio a Fabio Fazio: si pone come cavaliere della cultura italiana ma invita solo chi ha una visibilità importante, mentre altri musicisti validi finiscono a suonare dieci minuti nell’angolo di un museo. Non è un grande servizio alla comunità.

Parliamo di live: dopo la data del 12 dicembre allo Spazio Teatro 89, in cui hai ripercorso i tuoi quattro dischi, sabato 19 sarai al Serraglio a Milano per la presentazione dei nuovi brani di Outside is my side. Cosa ti aspetti dalla serata? Come pensi reagirà il pubblico? Sono pezzi che si distanziano un po’ dal tuo ultimo album Generi di conforto che, ricordiamo, era stato definito “un piccolo capolavoro discografico”.

Proverò a scorgere qualcosa dalle loro facce. Io cambio sempre, ma la mia linea costante è il blues. Blues come attitudine all’affrontare altri generi. È come l’olio in cucina: qualsiasi cosa tu decida di preparare, partirai sempre da quello. Ho spaziato tra i modi di fare musica: Generi di conforto era un disco dedicato all’orchestra, prima ancora c’è stato un disco funk, rock, blues… La gente che mi segue mi conosce e sa che per me è sempre importante che non mi si trovi mai dove ci si aspetta. Sono abbastanza schizofrenico da questo punto di vista. Per ora gli addetti ai lavori hanno apprezzato e questo mi fa piacere anche perché non è un disco “facilissimo”, spero piaccia anche agli altri che lo ascolteranno. Dipenderà da chi sarà il tuo pubblico.
Il mio pubblico è abbastanza trasversale per gusto e per età. Sono persone a cui piace davvero la musica, è gente che approfondisce. 

Associazione Vox

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