Senza categoria

Hard Candy al Teatro Libero

A cura di Claudia Tanzi

ATTENZIONE: SPETTACOLO CONSIGLIATO AI MAGGIORI DI 14 ANNI

(Che è poi la cosa giusta di dire per avere in sala un pubblico di ragazzini)

Quattordici anni è anche l’età di Hailey, moderna Cappuccetto Rosso dalla borsa, il cuore, la testa troppo grandi. Troppo grandi per… per? Per essere realmente quelli di un’innocente ragazzina che combatte la noia con giochi più grandi di lei. Un gioco più grande di 18 anni, nel caso specifico, e che di nome fa Jeff e di professione il fotografo.

Tratto da una pellicola del 2006 sceneggiata da Brian Nelson ed ispirata ad una storia vera, Hard Candy non è esattamente una favola della buonanotte: se tanto basta ad incuriosirvi, fino al 14 dicembre potrete farvela raccontare lì, nel condominio in cui si nasconde il Teatro Libero.

È un thriller dall’impostazione fiabesca più che una favola dark, in realtà, a prendere forma sulle inquietanti note di “Carillon” di Magic Box in un salotto/studio fotografico dal retrogusto alquanto kitsch che, quello sì, ha le sembianze di una “scatola magica” incartata con scintillanti copertine di moda. Una scatola in cui va in scena un gioco delle parti i cui veri protagonisti sono Ragione e Torto, e si scambiano vorticosamente come le caramelle che non bisognerebbe accettare dagli sconosciuti, in una trama da riscrivere a proprio piacimento, magari riavvolgendo il nastro quel tanto che basta per cancellare quella gaffe di troppo…Un po’ come nelle conversazioni in chat, che lasciano il tempo per una risposta ad effetto e concedono di fingere di essere chi non si è.

Un adattamento teatrale dai tratti cinematografici marcato dalla forte impronta registica di Corrado d’Elia (talvolta quasi eccessiva nell’insistenza sulle lunghe sequenze nelle quali l’alternarsi di fugaci fotogrammi è veicolato dalla musica assordante e dai giochi di luci) e reso ottimo dalle interpretazioni di Alessandro Castellucci e Desirèe Giorgetti, che nel portare in scena l’evoluzione dei protagonisti, o meglio, il loro progressivo disvelamento, nel continuo gioco di rimbalzi tra verità e menzogna, è come vestissero i panni di più personaggi. Ma è lo spettatore, in ultima istanza, quello chiamato in campo per il match point, a decretare il vincitore in un finale lasciato aperto alla libera interpretazione: e se una volta usciti non saprete ancora per chi parteggiare, per aver perso l’orientamento come in un labirinto di specchi, non vi rimarrà che deviare buttandovi in un’accorata quanto sterile critica al mondo del web e alle sue perversioni…

Associazione Vox

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto