Senza categoria

Alda Merini: una vita senza filtro

A cura di Federico Lucchesi

Si svegliava sempre in forma, Alda, poi si deformava attraverso gli altri. Lo sentiva in ogni istante, ancor più verso l’imbrunire, quando giungeva la sera e riusciva a percepire così intensamente quel sogno che cantava su una corda sola. Non quello di Morfeo, ma quello della vita che si portava appresso e che inondava qualsiasi cosa lei incontrasse, che la cambiava e la modellava senza che vi fosse reciproca imposizione. Ma il passato e l’imperfetto bussano alla mia penna, si scusano togliendosi il cappello e lasciano il foglio. Mi dicono che lei è lì con me, di impegnarmi a vedere, di non guardare soltanto. Io rispondo Chi, Alda? No, sussurrano impetuosi, la vita.

 Per qualche sera il Teatro Libero non è soltanto quell’intimo e meraviglioso rifugio celato ai piani alti di un antico condominio milanese, ma si trasforma nel luogo in cui Alda Merini ha trascorso intere e giornate a scrivere, a fumare, a incontrare anime, dove le persone vivono i loro rapporti sinceramente e naturalmente, senza costruzioni, dove rivelano e condividono la loro vera umanità. Si trasforma nel Bar Charlie, uno spazio che racconta la poetessa e che tramanda il suo messaggio: vivere davvero, al di fuori dei canoni e delle logiche; vivere ogni cosa, anche le sigarette, senza filtro.

Sul palco ci sono infiniti fogli sparsi, brandelli strappati casualmente alla vita e lasciati viaggiare vorticosamente nell’aria. È il modo in cui gli Eccentrici Dadarò, sotto la guida di Fabrizio Visconti, con l’interpretazione di Rossella Rapisarda e le musiche dal vivo di Marco Pagani, hanno abbracciato l’impresa di raccontare Alda in un’ora, senza metterla fisicamente in scena. Lo fanno in Senza Filtro – Uno spettacolo per Alda Merini, attraverso un piano comunicativo potente, tramite un’idea che nasce dai racconti e dalle emozioni delle tante persone che l’hanno conosciuta veramente.

Nel bar non c’è Alda ma il suo angelo custode. E’ il momento del distacco, quell’attimo in cui cielo e terra si dividono, in cui una sedia si spezza a metà: una parte al cielo e l’altra parte alla polvere. Tutto si scompone, tutto si confonde e resta soltanto un finale da scrivere a quattro mani, perché in fondo lei non ha mai abbandonato davvero quel luogo. Insieme, perché “l’angelo non può capire l’amore dell’uomo, però ha fiducia nel richiamo verso le sue ali”. E così la presenza di Alda torna un’ultima volta a donare le parole giuste, a investire l’angelo di una nuova vigoria, a ricordargli di non limitarsi ad affiancare la sua esistenza ma di indirizzarla verso un finale di vita.

Associazione Vox

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Torna in alto