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FINAL CUT

A cura di Carolina Fornari

Quando un mese fa la nostra caporubrica mi assegnò la recensione di Final Cut di Vins Gallico (Fandango Editore),  non ero molto entusiasta, soprattutto perché l’unica cosa che mi era sta detta al riguardo era “parla di gente che si lascia”. Nella mia testa ero già preparata ad un polpettone sulla fine di un amore e così entrai senza troppa voglia dentro la Feltrinelli della Stazione Centrale, lo comprai  e cominciai a leggerlo quasi rassegnata.

Devo  ammettere che poche volte mi è capitato di prendere una cantonata così grande: infatti già durante il viaggio in metropolitana dalla stazione a casa mia  mi sono completamente persa tra le pagine del romanzo, perché Final Cut ha un ritmo che ti travolge e ti spinge a voler leggere sempre una pagina in più finché dimentichi tutto quello che ti circonda.

La trama è semplice: il protagonista, mancato laureato in psicologia appena uscito da una relazione,  si inventa un business tutto nuovo: la Final Cut, una società che si occupa di fare quello che tutti noi sotto sotto  temiamo:  mettere la parola fine ad una storia ormai morta; e  così, munito di Ape Piaggio e scatoloni, il nostro “eroe” gira per Roma a concludere relazioni restituendo gli oggetti personali clienti,  con un atteggiamento sempre  professionale e distaccato. Le cose si complicano però con l’arrivo di Mery, cliente abituale della Final Cut (dal momento che sembra non essere in grado di avere una relazione duratura) e che in certi gesti ricorda Anita, passato amore del protagonista. Piano  piano Mary inizia ad aprirsi rivelando, qualcosa del suo passato al protagonista del romanzo ed ai suoi lettori, qualcosa di interessante.

Una delle pecche di questo libro è sicuramente il finale, che ho trovato inconcludente e non all’altezza del resto del racconto; mi è dispiaciuto inoltre come il protagonista nutra un malcelato disprezzo per il personaggio di Mery, che a mio parere è  invece molto interessante: ella infatti è una donna  follemente innamorata dell’amore e per questo lo insegue come meglio può, finendo in un mare di relazioni sbagliate con uomini e donne che non riescono a capirla; L’ho trovata una donna vera, con tutti i suoi pregi e difetti che rendono, almeno per me, impossibile non affezionarcisi. La scrittura è scorrevole, mai banale e in grado di trascinare anche il lettore più pigro fino all’ultima pagina: l’autore usa un linguaggio semplice e moderno, riuscendo a rendere appassionanti  anche le vicende contabili della Final Cut.

Il libro forse non sarà la rivelazione del Premio Strega di quest’anno; infatti non è riuscito a entrare nella cinquina finale, ma mi è dispiaciuto perché sarebbe stato bello premiare un’idea originale come quella narrata da Gallico. Infatti questo forse non sarà il romanzo che vi cambierà la vita (e non ha neanche la pretesa di farlo), ma sicuramente è il libro perfetto per farvi passare in maniera piacevole un paio di giorni o per farvi compagnia durante un lungo viaggio in treno o in aereo.

Associazione Vox

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