Senza categoria

BOOMBOX MEETS…I’M NOT A BLONDE

A cura di Giuseppe Giovine

Sintetizzatori, loop e ritmi in continua evoluzione, con la consapevolezza che la musica vada oltre tutto quello che può essere una mera rappresentazione. La musica infatti è sperimentazione, ricerca di suoni nuovi e di innovativi processi performativi. Questi sono solo alcuni dei tratti salienti di I’m not a Blonde, un progetto musicale che nell’ultimo periodo ha avuto il pregio di farsi apprezzare dai più attenti alle novità. Dopo aver pubblicato due delle tre parti in cui si divide il loro primo album, abbiamo incontrato il duo composto da Chiara Castello e Camilla Matley per sottoporle a qualche domanda.

Quali sono le origini di questo progetto?

I’M NOT A BLONDE (but I’d love to be Blonde) nasce ufficialmente con l’uscita di EP01 lo scorso settembre. Io e Camilla avevamo già suonato insieme in un’altra band ma l’episodio che ha segnato l’inizio di questo progetto è stata la performance finale di un laboratorio di “sperimentazione vocale con la loopstation” che ho tenuto a Barcellona. Ho chiesto a Camilla di accompagnarmi con la chitarra e per l’occasione abbiamo riarrangiato alcuni brani anni 80’ e ’90 in chiave “voce, chitarra e loopstation”. Presto ci è venuta voglia di cominciare a scrivere canzoni e così sono nati i primi 3 brani di EP01.

Com’è nata l’idea della scissione dell’album in 3 mini Ep?

Essendo all’inizio senza avere già chiaro quello che sarebbe stato il “nostro sound” e volendo darci il tempo di “sperimentare” tra le infinite possibilità musicali, abbiamo pensato che 3 brani potessero essere un buon numero per cominciare. Poi altri 3 e altri 3 ancora. Per dare tempo a chi ci vuole conoscere di ascoltarci con calma, un poco alla volta. Viviamo in un momento di “sovraccarico di contenuti” che vengono divorati e poi subito dimenticati per passare ad altro, mentre la produzione della musica è spesso molto più lenta e faticosa. È anche un modo per cercare di non farsi travolgere da questo sistema.

Incontrate qualche difficoltà nel far apprezzare la vostra musica in Italia considerando come essa si allontani dalle sonorità tipiche della scena nazionale?

Sappiamo che la musica facciamo non rientra molto nei “canoni sonori” dell’ indie e sicuramente anche la scelta dell’inglese non ricade a nostro favore, ma è quello che ci piace fare e pensiamo che sia un valore aggiunto e valga la pena proporre qualcosa di diverso e di nuovo che possa anche contrastare ”l’appiattimento di genere” che notiamo in Italia. Per ora, grandi ostacoli non ne abbiamo trovati, per noi è ancora tutto da costruire e scoprire e siamo soddisfatte del lavoro che stiamo facendo.

Quali sono i gruppi a cui credete di dovere parecchio se fate quello che fate?

Credo che ognuna di noi abbia una risposta diversa e la miscela delle nostre diverse influenze sia il risultato di quello che facciamo. Io personalmente devo molto a tantissimi a partire da alcune divinità del pop tra cui Michael Jackson, i Queen e Bjork.

È palese come dietro i vostri brani ci sia tanto lavoro e allo stesso modo tanta sperimentazione. Utilizzate anche le esibizioni dal vivo come strumenti per ricercare nuove sonorità?

Sicuramente le esibizioni live possiedono quella parte di improvvisazione che è il miglior luogo per sperimentare ma nel nostro caso credo sia la scelta dei nostri strumenti, suonati insieme solo in due, Il gioco e l’atteggiamento ludico nei confronti di quello che facciamo ci porta a cercare sempre nuove soluzioni d’arrangiamento e performative.

Potete anticiparci quando verrà pubblicata la terza parte dell’album?
Manca poco ormai, a giugno!

Associazione Vox

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto