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LA VITA AGLI ARRESTI DI AUNG SAN SUU KYI

A cura di Nino Lo Giudice

Credo che la libertà e la democrazia siano la cose più importanti al mondo. E non lo dico per retorica, buonismo o anarchia mascherata da perbenismo borghese, ma perché ritengo fermamente che solo così si può arrivare ad essere davvero uomini. Una libertà e una democrazia non caotiche e viziate ma che portino benessere all’uomo senza controindicazioni. Certo tutto questo può sfiorare, anzi tocca l’iperuranio astratto che Platone ci ha raccontato, ma è proprio questa l’idea alla quale molti uomini (o donne) hanno creduto fino in fondo e senza remore. Una di loro è sicuramente  Aung San Suu Kyi, attivista birmana che sconta e ha scontato sulla propria pelle il prezzo delle proprie idee. La sua affascinante e drammatica storia la racconta Marco Martinelli, all’Elfo Puccini di Milano dal 3 al 12 marzo. Uno spettacolo scandito da schermi digitali alla maniera brechtiana, musica orientale e musica classica della più grande tradizione europea. E forse sono proprio questi gli elementi che confluiscono nella personalità complessa e allo stesso tempo semplice dell’intellettuale birmana. Studia sia in India che in Inghilterra fino a laurearsi ad Oxford nel 1967. Non perderà mai però l’attaccamento alla propria terra e alle proprie radici. Un attaccamento e un senso del dovere che la porteranno a tornare in Birmania per rispondere al richiamo d’aiuto del suo popolo. La persona di Suu la interpreta Ermanna Montanari, attrice che ricrea perfettamente la maschera sorridente dell’attivista, che cela dolori tutt’altro che sopportabili. La morte del padre in tenera età, poi della madre ed infine del marito influenzeranno Aung Suu in maniera determinante. Invece di abbatterla infatti, faranno da benzina alla sua carica innovatrice. Gli altri personaggi sono interpretati da Roberto Magnani, Alice Protto, Massimiliano Rassu. La mirabile versatilità di questi attori fa sì che si passi da scene corali a monologhi o dialoghi che toccano molto spesso il tragicomico. Ci sono poi scene- sketch ironici nella loro drammatica verità. Il quid in più davvero interessante è la “rottura della quarta parete” che porta lo spettatore a partecipare allo spettacolo. La tecnica usata è in genere il “soffiato” che conferisce una dimensione più intima e a tratti tenebrosa ad ogni personaggio. L’unica leggera pecca di una rappresentazione assai ardita e ben riuscita è stato il ritmo vocale ondulatorio e a volte troppo spezzato della Montanari. Di seguito gli altri interpreti: musica di Luigi Ceccarelli, incursione scenica di Fagio, luci di Francesco Catacchio ed Enrico Isola. Montaggio ed elaborazione video Alessandro Tedde, Francesco Tedde. Produzione Teatro delle Albe-Ravenna teatro in collaborazione con Emilia Romagna Teatro Fondazione.

Associazione Vox

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