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BOOMBOX MEETS…FINISTÈRE

A cura di Valentina Aiuto

Boombox continua a deliziarvi con le sue belle interviste. Una settimana fa, in occasione del Linoleum abbiamo fatto qualche domanda agli headliner della serata, i simpaticissimi Finistère.

Parliamo delle vostre influenze. Sul vostro profilo facebook, sotto questa categoria avete scritto: “la vita che imita l’arte che imita la vita”. Spiegate che significato ha per voi questa frase.

Potremmo risponderti nelle maniere più disparate, però volendo fare quelli seri possiamo dirti che è la citazione di una citazione, che può anche intendersi come un circolo infinito. Noi scriviamo di “vita vissuta inventata”, ossia di arte che imita la vita. Ogni tanto però, più o meno consciamente, cerchiamo nella nostra vita di tutti i giorni di assomigliare all’immagine che abbiamo di noi stessi, ossia quella di cui scriviamo e cantiamo, facendo sì che sia la vita stessa, a sua volta, ad imitare l’arte. Capito?

Ho letto che avete degli interessi un po’ strampalati, cose del tipo “dosi, flaming lips, tasso”. Sono curiosa di sapere cosa fanno i Finistère quando non sono su di un palco.

Quella che citi è una formula alchemica che non possiamo in alcun modo rivelare, però possiamo raccontarti quello che facciamo nella vita di tutti i giorni. Carlo principalmente osserva i suoi gatti, oppure osserva sua figlia che insegue i suoi gatti, Matteo vive d’amore e di marketing, quando non è impegnato a girare il mondo, Marco si colora i capelli e fa i mercati, molto, molto presto al mattino. Gianni invece progetta fiaschetterie e guida motociclette, pettinandosi i baffi.

Ad ottobre è uscito il vostro primo lp, “Alle porte della città”. Come è nato l’album? Da dove arrivano le vostre canzoni?

L’album è nato innanzitutto con Matteo e Carlo chiusi nella taverna di casa della mamma di Matteo, oppure dispersi nei parchi, con due chitarre acustiche, un quaderno e una penna. Dopo aver scritto un discreto numero di “bozze” è stato creato il nucleo originale della band con tutte le pedine al loro posto. Anche per via di questo particolare tipo di processo creativo il disco è poi risultato molto scarno e semplice, con molta attenzione alla melodia delle due voci.
Non escludiamo con il prossimo disco di evolverci verso nuove forme e sonorità, magari rinchiudendoci per qualche giorno in una sala a scrivere, questa volta in quattro e vedere cosa salta fuori.

Tutti hanno una storia, voi avete una “finistoria”. Raccontatela in breve.

La nostra storia, in breve, è lì sopra, la nostra finistoria invece è una figata, molto semplice. Come tutte le band che hanno voglia di darsi da fare nel 2015 anche noi presidiamo praticamente ogni piattaforma social, quella però che pubblicizziamo meno ma che è più interessante è il nostro tumblr http://finistoria.tumblr.com/ su cui non facciamo altro che postare una foto ogni tanto delle diverse tappe del nostro percorso, senza commenti e senza like, solo immagini dirette. Su sfondo bianco.

Qual è l’album dello scenario indipendente italiano su cui riponete più speranze per l’anno 2015?

Carlo: io voto Manetti! So che han già iniziato a registrare. Sono i numeri 1, il mio è anche un auspicio che il disco esca effettivamente nel 2015 e non nel 2016!
Matteo: Endkadenz vol.2
Marco: Le Capre A Sonagli, bergamaschi come noi
Gianni: Bianco, ho avuto modo di sentirlo senza sapere chi fosse ad una serata Sofar Sounds, accompagnato dalla sola chitarra autistica e mi ha veramente entusiasmato, confido quindi che l’album sarà una bombetta!

 

Foto Serena Chiavelli

Associazione Vox

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