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ON STAGE: I GIOCATORI

A cura di Nino Lo Giudice

Si sa, gli amici sono importanti. Per trovare compagnia, fare due chiacchiere o sentirsi meno soli. Trovi in loro rifugio per le tue paure e le tue angosce o cerchi semplicemente di passarci qualche ora in allegria. In loro riponi una parte di te, bella o brutta che sia, mostrando “la maschera nuda” che ricopre il tuo viso. Ci vuole fiducia è vero, ma anche una buona dose di coraggio per spogliarsi delle proprie “ corazze protettive”. Bisogna esser cauti, ma leggeri e sinceri. E i protagonisti del nuovo lavoro teatrale di Enrico Iannello “I giocatori” fanno della loro spontanea sincerità un’arma disarmante. Siamo nella Napoli dei giorni nostri e quattro amici si incontrano attorno al tavolo di una cucina. Si riuniscono con il pretesto di fare una partita a carte ma finiscono sempre per raccontarsi le loro vicissitudini e disavventure. Abbiamo un becchino balbuziente (Enrico Iannello), innamorato di una prostituta; un barbiere disoccupato affettivamente dipendente dalla moglie; un professore universitario svuotato delle proprie certezze umane e professionali; ed infine un attore fallito che vede nel furto la propria realizzazione di vita. Tutti trascorrono il proprio tempo discutendo del più e del meno, quando ad un certo punto il professore (Renato Carpentieri) rivela di essere stato citato in giudizio per l’aggressione a un suo studente. Quel che è peggio è che non ha i soldi per pagare la pena pecuniaria a cui il tribunale lo ha obbligato. Su proposta del barbiere (Giovanni Ludeno) percorrono la via più sbrigativa: progettano una rapina. Dopo qualche battibecco iniziale, tutti sono d’accordo sul da farsi. Si recano in banca e compiono la rapina, recuperando così il denaro che serve al professore. “I Giocatori” di Pau Mirò, adattato in napoletano da Iannello, fa emergere, grazie al dialetto, una carica esplosiva di comicità. Una scoppiettante, ma sottile, verve umoristica tipica del teatro di tradizione campana irrompe di prepotenza davanti allo spettatore, che non può far altro che ridere di gusto. Una leggerezza di superficie che cela al suo interno una profondità espressiva tutt’altro che banale. Da Eduardo De Filippo a Massimo Troisi, molti hanno affrontato con toni comici e sarcastici la realtà che li circondava. E Iannello fa tesoro di questa tradizione, innovandola e arricchendola. Si parla di prostituzione, mancanza di certezze, incapacità di provare sane emozioni, cercandone sempre di più forti e pericolose. Ma soprattutto si parla di una Napoli schietta e genuina, briosa e zampillante per la propria cultura e le proprie origini. Una Napoli finalmente lontana dai sacchi di “ monnezza” e degrado, a cui la cronaca ci ha abituato.

Associazione Vox

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