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BOOMBOX MEETS…ONGAKU MOTEL

A cura di Valentina Aiuto

Anche questo venerdì Boombox ha deciso di porre alcuni quesiti ai protagonisti del Linoleum. Di seguito l’intervista agli Ongaku Motel, i quali ci parlano un po’ della band e del loro ep di esordio “Ogni strada è un ricordo”.

Gli Ongaku Motel hanno festeggiato da qualche mese il primo anno di vita, in quanto sono nati alla fine del 2013. Nel 2014, sono usciti allo scoperto facendosi vedere al Pending Lips Festival. Diteci chi sono e come è nato il progetto.

Piergiorgio: Mia mamma è rimasta incinta e dopo 9 mesi sono nato io.

Fabio: Anche mia mamma è rimasta incinta. Scherzi a parte, io avevo dei pezzi e ho chiesto a Davide, che suonava già con me in “Adele e il mare” di aiutarmi a metterci delle parti di batteria. Poi, quando ci siamo trovati da soli in sala prove, abbiamo capito che avevamo bisogno di un bassista e abbiamo trovato Pierre su Villaggio Musicale. Ha tanti pregi e tanti svantaggi, ma la barba lo aiuta. Abbiamo fatto delle prove e suonando del vivo ci siamo accorti che funzionava.

Davide: La cosa è nata in realtà come un progetto dal vivo solo mio e di Fabio, poi ci siamo resi conto che facevamo abbastanza schifo. Dovevamo fare delle cover alla Festa della musica a Brescia con cajon, chitarra acustica e voce. Poi da lì ci siamo accorti che potevamo sviluppare un vero progetto ed oggi siamo qui.

Da dove deriva la scelta del nome della band? Cosa significa e che valore ha per voi?

Questo nome è frutto di infinite seghe mentali. Ongaku vuol dire musica in giapponese. Ma la cosa bella di questa popolazione è che gli piace unire concetti diversi, per cui Ongaku significa anche “magia dei suoni” o “gioia dei suoni” e, quest’ultima, è secondo me una bella definizione di quello che è la musica. Motel, invece, rappresenta il degrado, le esperienze di una notte. Tradotto in parole povere sarebbe “gioia dei suoni per una notte (a pagamento)”.

Il vostro primo ep, “Ogni strada è un ricordo”, è uscito da poco. Seppure sono passati solo due mesi, siete soddisfatti di come è venuto il disco e come lo sta percependo il pubblico?

Piergiorgio: essendo il primo disco dobbiamo ancora capire i nostri suoni, dove vogliamo arrivare, ma mi sembra un buon inizio.

Fabio: visto che deriva molto dalle mie idee, il disco pecca forse troppo del mio approccio. Al contrario, i pezzi che stiamo facendo adesso sono misti, rispettano tutte le nostre influenze. In complesso, comunque, l’ep funziona bene.

Davide: Io sono soddisfatto sia per l’investimento iniziale sia come risultato. E’ un buon inizio.

Se poteste scegliere un gruppo del panorama italiano che vorreste spalleggiare durante un live, con chi vorreste dividere il palco e perchè?

I due nomi che ci vengono prima in mente sono Mannarino e, pensando proprio in grande, Vinicio Capossela. La motivazione sta nell’affinità musicale. Stiamo cercando di andare in una direzioni più gipsy. L’ep ha un suono un po’ anonimo, un po’ standard. Ora stiamo cercando di spostarci verso qualcosa di più etnico, più folk.

Chiudiamo con una domanda che facciamo a tutti i gruppi. Qual è l’album in uscita nel 2015 su cui riponete maggiori speranze?

Il nostro.

Piergiorgio: Les Enfants.

Fabio: Dust.

Davide: Verdena.

 

Foto Serena Chiavelli

Associazione Vox

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