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UNA GIORNATA A VILLA PANZA

A cura di Chiara Cecchi e Virginia Battaglini

Dopo aver a lungo desiderato visitare la famosa collezione di arte contemporanea ospitata nella Villa di Varese appartenuta al conte Giuseppe Panza di Biumo, finalmente ci siamo riuscite. La nostra curiosità nei confronti di questo personaggio e della sua attività di collezionista nasce durante le ore di lezione di arte contemporanea frequentate all’università di Firenze, grazie alle quali ci siamo appassionate alla sua storia e al privilegiato rapporto che sviluppò con i più importanti artisti del panorama internazionale a partire dalla fine degli anni cinquanta.

Il nucleo originario della collezione comprendeva opere dell’espressionismo astratto americano – come le brillanti tele di Mark Rothko –  e le celebri rielaborazioni tratte dalla grafica dei fumetti di Roy Lichtenstein. Nei dieci anni successivi il conte rivolse l’interesse verso la nuova tendenza dell’arte minimal, acquistando tra le altre, opere di Richard Serra, Sol LeWitt e Dan Flavin le cui installazioni luminose costituiscono la sezione più celebre e rappresentativa della Villa. L’ultima fase della collezione, che si è conclusa nel 2010 a causa della scomparsa di Giuseppe Panza, include numerose opere monocrome tra cui lavori di Lawrance Carroll.

Di buon mattino siamo dunque partite alla volta di Villa Panza: stazione Milano Cadorna, fermata Varese Nord, prezzo del biglietto € 5,30, velocità di crociera 120 Km/h e, chiacchiere annesse, in poco più di un’ora abbiamo raggiunto la meta tanto agognata. La Villa settecentesca sorge su di un basso colle da cui domina la città, (raccogliete le forze in vista della strada in salita che ci ha messo alla prova nonostante la non eccessiva pendenza) ed è circondata dai 33mila ettari di giardino all’italiana di cui non abbiamo potuto godere a causa della pioggia. L’edificio, acquistato dalla famiglia Panza negli anni trenta, è dal 1996 parte del patrimonio del FAI (Fondo Ambiente Italiano) a seguito della donazione da parte di Giuseppe Panza.

villa

Dopo aver pagato il biglietto (5 euro per l’ingresso alla Villa + altri 5 per visitare la mostra temporanea Aisthesis – All’origine delle sensazioni) ci siamo ritrovate in un fastoso salone ornato da tre imponenti lampadari di cristallo; stucchi bianchi, divani di prezioso velluto rosso, specchi, tappeti e un biliardo d’antiquariato convivono con l’essenzialità delle opere monocrome creando un ambiente originale, scenografico e sorprendentemente equilibrato. La parte in cui riponevamo maggiormente le nostre aspettative è il corridoio del secondo piano su cui si affacciano le stanze per cui Dan Flavin ha appositamente studiato le proprie installazioni luminose: i diversi colori che inondano le pareti di ogni sala riescono a comunicare sensazioni intense e varie. Il coinvolgimento emotivo è stato travolgente e ci ha ripagato di tutte le attese.

Prima di tornare alla grigia monocromia milanese ci siamo concesse un buon caffè nel bar interno alla Villa, dove trova spazio anche un bel ristorante. Il viaggio è breve, il prezzo del biglietto accessibile, la visita ricca di spunti interessanti: non avete più alcuna ragione valida per non dedicare una giornata a Villa Panza!

Associazione Vox

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