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OASIS

A cura di Ilaria Piva

“I beady eye non esistono più”, con un semplice tweet Liam Gallagher ha annunciato che anche il gruppo formatosi dalla ceneri degli Oasis si è sciolto. Si lasciano alle spalle due album di successo, ma in realtà non c’è poi così amarezza nel fatto che non ci siano più, anzi molti sperano che questo sia un preludio alla reunion. Noel fa finta di niente, continua la carriera da solista, sviando domande su possibili riavvicinamenti, ma probabile che anche loro siano caduti nelle trappole mediatiche per sfruttare il 2015, anno del ventennale del successo che li ha consacrati al mondo, per riunirsi e farlo in grande stile. E’ stato sempre questo rapporto di amore-odio tra Liam e Noel il fil-rouge nei diciott’anni di esistenza del gruppo, dalla sua nascita alla sua morte (apparente) in quell’agosto del 2009 in cui Liam spaccò la chitarra preferita del fratello.

Era il 1988 a Manchester, città di fabbriche che nasconde uno straordinario serbatoio artistico, quando ad un concerto degli Stone Roses sono presenti due giovani fratelli: Liam che ancora non sa che fare della propria vita e Noel Gallagher, che invece vive già tra le note. Liam, rimasto impressionato da quel concerto, decide di fondare un gruppo che chiamerà Oasis; ma stenta a decollare, manca la mano buona per scrivere i testi e i pezzi non sono poi così incisivi. Il fratello in quegli anni stava facendo esperienze musicali in America e quando tornerà in Inghilterra, nel ’91, si unisce agli Oasis divenendo la vera mente creatrice.

Nel 1994 esce il primo disco, Definetely Maybe, che contiene pezzi da capogiro (tra cui il bellissimo inno al rock e ai suoi miti: Live forever).

Il 1995 è l’anno cruciale, esce il secondo album (What’s the story) morning glory: 25 milioni di dischi venduti in tutto il mondo e diventa il manifesto del nuovo genere che stava nascendo in Inghilterra: il britpop.

La loro musica è una commistione armonica tra sound undergound e sonorità pop, con ritornelli memorabili e sottili rimandi alla new wave e i suoi sottogeneri anni ’70/’80. Ma è anche una continua ripresa dei gruppi della storia inglese che li hanno preceduti: i Beatles, gli Who, i Kinks, i Sex Pistols e poi Morrissey e gli Smiths.

Ognuno degli otto album ha sapientemente toccato una corda del rock: il british più puro, l’hard rock, il rock psichedelico, il rock classico, l’alternative.

Gli Oasis (nella logica consecutio i Beady Eye e il solista Noel) sono stati in grado di fare una cosa: sorpassare definitivamente quel calderone sconclusionato, che sono stati gli anni ’80, che ha incoscientemente mortificato le novità musicale degli anni ’60 e ’70. Hanno tracciato un segno attraverso il quale è stato più semplice orientarsi in anni in cui la musica sembrava aver smarrito se stessa.

Oggi se si ascoltano i Beady Eye si ascoltano gli Oasis, se si sente Noel si sentono gli Oasis. Che la smettano dunque di “guardare al passato con rabbia”, come scrissero nel 1995, all’alba del successo.

Associazione Vox

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