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BCM14: QUANDO L’ARTE INCONTRA LA LETTERATURA

 A cura di Noemi Sudati

Il 14 novembre, alle 18, Palazzo del Ghiaccio ospita il critico d’arte Philippe Daverio e Gian Arturo Ferrari, presidente del Centro per il Libro e la Lettura. Dal confronto tra i due nasce un vivace dibattito sulle immagini della lettura, su come le immagini si possano leggere e su come la letteratura possa prendere vita in un’immagine, fotografica o pittorica che sia.

Proprio questa è l’idea di partenza dell’Associazione Italiana Editori in collaborazione con l’Istituto Italiano di Fotografia. Gli studenti hanno realizzato una mostra fotografica in esposizione proprio a Palazzo del Ghiaccio in occasione di Bookcity in risposta alla domanda “Che cos’è la lettura oggi?”.

Contrariamente ad ogni aspettativa che vedrebbe ritratte biblioteche o persone nell’atto di leggere, i soggetti sono totalmente differenti e meno statici. Sono raffigurate tra gli altri soggetti persone al parco e ragazzi in metropolitana.

Da qui la riflessione dei due ospiti e la domanda di Ferrari: “ Ma secondo te Philippe, chi è stato il pittore che meglio ha rappresentato lo stato mentale del libro?” Daverio risponde senza alcuna esitazione: De Chirico, pittore che ha saputo trasformare il suo pensiero in immagine.

Rappresentare la lettura secondo Ferrari è curioso, perché quello che si sta facendo non si vede, è un’azione che porta da un’altra parte, uno stato mentale appunto. In questo senso porta ad uno stato di estasi, uno stare fuori se stessi. La cosa più importante della lettura non si può né vedere né toccare. La lettura richiede un notevole sforzo di comprensione e una notevole “muscolatura fantastica”, così la definisce il letterato. È la capacità di capire ed entrare nel mondo del fantastico e forse colpa del suo poco allenamento che oggi si tende a leggere di meno.

Se la letteratura è movimento, la fotografia invece è staticità. È un’arte menzognera che pretende di trasformare l’esistente in un momento stabile. Esso diventa una bugia: il momento non rimane sospeso nella realtà, ma preceduto e seguito da un’azione. L’unico momento in cui la fotografia è vera è quando ritrae una natura morta. Fotografare una persona che legge, per il critico d’arte, è un po’ come fotografare la natura morta della lettura.

Diverso è il rapporto tra dipinto e letteratura. La pittura riesce a dare vita là dove la fotografia fallisce, perché se è vero che una fotografia di Venezia ce la mostra, un dipinto di Canaletto le dà vita. Specialmente durante l’Umanesimo, all’epoca in cui i pittori erano ancora artigiani, essi davano forma al dipinto, ma il contenuto era dato dai letterati. Botticelli, nei suoi due capolavori più celebri, ad esempio, ha dato vita alla letteratura di quel periodo. Il risultato è senza dubbio stupefacente.

Parola ed immagine dunque hanno dialogato sin dai tempi antichi e continueranno a dialogare tra loro in sempre nuove forme, forse senza mai poter vivere una senza l’altra.

Associazione Vox

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