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DESTINY: LA RECENSIONE

A cura di Giacomo Azzolina e Ilian Gaeni

Tutti aspettavano con trepidazione questo titolo, in particolare i fan di Halo, come il sottoscritto, che rimasti orfani dello Spartan 117, hanno provato a rimpiazzarlo: chi con Fantasmi , chi con Titani, ma senza successo. Quando ormai ogni speranza di divertimento vecchio stampo sembrava perduta, ecco che a salvarci arriva Destiny.

Appena si inizia a giocare si accorge che ha chiari elementi FPS uniti al GDR, tanto che sarebbe corretto definirlo un MMOFPS. Prima di iniziare il gioco, come ogni GdR, ci fa creare e personalizzare il nostro PG. Si può scegliere fra tre tipi di Guardiani : Titano, Stregone e Cacciatore. Tre classi, che differiscono molto tra di loro per punti abilità, caratteristiche e approccio al gameplay. Per iniziare l’avventura ho preferito scegliere la classe del titano; è una classe molto intuitiva e semplice da usare, si tratta infatti del classico picchiatore, quello che viene mandato in prima fila a picchiare come un fabbro e riuscendo a subire molti danni; mentre il titano basa la sua forza nelle dotazioni e nella brutalità degli attacchi e poco sulle abilità, tutto l’opposto è la Classe dello Stregone, che si basa non tanto sul tipo di forza proveniente dall’ equipaggiamento ma bensì dalle varie possibilità che offrono le abilità attive che manipolano la fisica del mondo di gioco; nella frenesia di queste due classi si incastra alla perfezione quella del Cacciatore, più portata a stare nelle retrovie ad uccidere dalla distanza, con un fucile di precisione, oppure con un’uccisione silenziosa. Queste tre classi si amalgamo per bene nel mondo di Destiny creando situazioni adatte ed equilibrate e che costringono il giocatore a sfruttare a pieno ogni capacità e abilità del proprio personaggio.

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Dopo la scelta della classe e una rapida personalizzazione del volto del personaggio, si parte: il primo pianeta esplorabile è la Terra, in particolare l’ambientazione è quella dell’ex territorio precedentemente occupato dalla Russia, ora ridotto a edifici fatiscenti e arrugginiti, come ex stazioni spaziali, in ricordo di un epoca di enormi progressi. Il secondo pianeta è la Luna, che si presenta come già la conosciamo: grigia, arida e desolata a parte per l’evidente presenza di zone industriali risalenti al periodo della colonizzazione umana e per zone segrete quasi simili a dei templi popolati da una delle razze aliene che (nell’universo del gioco) popolano che l’universo. Superata Luna, si arriva a Marte e qui si cambia completamente l’ambiente trovandosi in una sorta di Sahara rosso, stracolmo di dune e zone rocciose. Successivamente si passa a Venere, pianeta con un ecosistema completamente diverso, pieno di verde e antiche strutture risalenti sempre al periodo degli Uomini, simile alla Terra, ma con un più di zone verdi e meno ruggine e con un grosso vulcano che sormonta tutto l’ambiente.

Questi sono i pianeti, ma un momento. Non avete notato niente? Vi aiuto? Vado eh… Destiny non ha una storia vera e propria, ha un incipit (anche molto interessante, questo glielo si concedde) ma è tutto qui. Nel completare le missioni si percepisce una strana sensazione, come se ogni cosa sia scollegata dal resto. Ogni missione non ti da un grosso stimolo per proseguire perché si tratta di compiti alle volte banali e ripetitivi e autoconclusivi; ciò ti fa perdere tutta l’epicità e la belle sensazioni che tutto il resto del gioco trasmette e ne compromette fortemente il giudizio finale sul gioco.

Il problema è che si ha la sensazione che la Storia sia semplicemente una serie di missioni secondarie disconnesse tra di loro e coronate da un sorta di finale frettoloso e sbrigativo all’inverosimile. Dopo Bungie e l’epopea di Halo e tutto l’universo che è stato creato ci si aspettava certamente qualcosa di più. Ma ancora il tempo di sorprendici c’è, visto che si parla di un progetto che dovrebbe durare per molti anni, ergo, Bungie dovrà ancora mostrare molto.

Quello che contraddistingue Destiny da molti altri giochi, è il tocco dei suoi sviluppi. Lo si nota innanzitutto dalla bellezza artistica e dal design mai troppo pomposo e sempre ricercato, con una tavolozza di colori molto varia e una mole poligonale notevole. Destiny-1Con estrema difficoltà troverete qualche dettaglio a bassa risoluzione, rendendo cosi sotto l’aspetto visivo una gioia per gli occhi. Ma il lavoro certosino di Bungie non si ferma certamente qua: gli sviluppatori sono riusciti a creare una struttura di skills e classi da far invidia a molti altri GdR in commercio; dalle innumerevoli abilità che si sbloccano che si sbloccano salendo di livello, persino armi e armature salgono di livello (non tutte solo alcune specifiche, sbloccando altre interessanti abilità). Altro elemento famoso di Bungie è il minuzioso bilanciamento delle armi e dei meccanismi di gioco che consentono sia un facile approccio ai novizi sia una sfida per i più esperti che vogliono creare il proprio guardiano perfetto. Bungie è cosi riuscita a trionfare dove altri hanno fallito, creando un bilanciamento perfetto tra FPS e GdR. Appena si inizia a giocare a Destiny aleggia una sensazione di emozioni già provate, come quando vedi una vecchia foto o un vecchio giocattolo che ti ricorda l’infanzia e rinascono dentro di te quelle vecchie belle emozioni: appena si ha il pad alla mano, tutto ricorda le meravigliose avventure di un certo Master Chief. Giocando, mi sono trovato in alcuni momenti a riscoprire le stesse emozione che provavo giocando alla campagna di Halo. Qualcuno potrebbe storcere il naso, ma Destiny ne esce splendidamente da un paragone del genere, perché il suo gameplay è una sorta di Halo 2.0, dove mantiene alla base lo stesso “modus operandi” ma al contempo lo perfeziona, portandoci a giocare una sorta di sequel spirituale di Halo. Bungie ha continuato sul suo percorso che aveva già tracciato con la saga dello Spartan 117 e l’ha proseguito e percepisci Destiny come una Evoluzione diretta del franchising di Halo e mantenendo tutto ciò che c’era di buono ma al contempo elevandolo ad un nuovo livello. E tutto ciò è semplicemente meraviglioso.

Associazione Vox

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