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ANNA WINTOUR E GLI ALTRI: LE REAZIONI DEI MEDIA STRANIERI ALLA SETTIMANA DELLA MODA

A cura di Giulia Corti

Come sappiamo, la settimana della moda non concentra un grandissimo numero di cervelli e premi Nobel , ma a suo modo è un grande momento culturale. Per l’Italia rappresenta un periodo di fortissima esposizione mediatica internazionale con una concentrazione di giornalisti e star inusuale rispetto al resto dell’anno. Dal 17 al 22 Settembre si sono svolte a Milano circa dieci sfilate al giorno con protagonisti i principali brand italiani e stranieri. La Camera della Moda si è presentata all’edizione 2014 con una Presidenza rinnovata (l’americana Jane Reeve) e un calendario promettente, fiduciosa di passare l’esame di maturità e dimostrare che in Italia tutto crolla ma lo stile resta. jane
Eppure le reazioni sono state meno entusiastiche del previsto. Il primo colpo basso è arrivato da Londra tra le righe del quotidiano The Independent che ha decretato l’imminente collasso della moda italiana.
Secondo il giornalista Alexander Fury, le sfilate di Milano rappresentano atelièr in decadenza e in crisi economica inesorabile, specchio di un paese senza più speranze. Delle collezioni presentate il giornalista salva solo Prada, Versace e Gucci mentre, secondo lui, le altre presentano linee troppo vecchie e legate al passato. La mancanza di innovazione viene sottolineata anche dalla scarsa presenza di nomi nuovi e soprattutto di giovani. Reeve, in pieno spirito renziano aveva promesso di costruire un calendario focalizzato sulle nuove promesse ma, nonostante i buoni propositi, le lacune sono rimaste. L’articolo inglese sottolinea soprattutto le poche chances di competitività che il capoluogo lombardo ha rispetto a Parigi e New York dove tutto il sistema paese riesce a fare gruppo per la buona riuscita delle manifestazioni. Manco a farlo apposta si accusa la moda milanese di non avere un management forte, capace di coalizzare pubblico e privato e di fare squadra.
Il poco feeling fra Milano e gli esperti internazionali è rappresentato in questi ultimi anni soprattutto dal caschetto malefico di Anna Wintour. AnnaWintourLa direttrice onnipotente di Vogue America ha preteso in più occasioni delle modifiche al calendario in funzione dei suoi impegni e ha dimostrato di preferire ben altre mete rispetto all’Italia. Quest’anno la Wintour ha fatto arrabbiare Re Giorgio disertando la sua sfilata. Armani aveva programmato il suo show nell’ultima giornata della manifestazione ma la maggior parte dei buyers e dei giornalisti erano a quel punto già volati a Parigi. Si è sfogato lo stilista:

“C’è qualcuno che prende l’aeroplanino e se ne va via e snobba la sfilata di Armani. La Camera della Moda non è all’altezza, nell’ultimo giorno sono rimasto solo io, e tutti stanno zitti. Hanno mollato il signor Armani, e questo è proteggere la moda italiana?”

Inaspettata reazione al clima di commiserazione generale è quella di Stefano Gabbana che sul suo profilo Instagram ha pubblicato le foto delle passerelle degli altri stilisti italiani, elogiandone la creatività e chiedendo un ritorno all’unità nazionale nel nome del fashion.

Associazione Vox

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