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LOU REED È MORTO ANCORA PRIMA DI NASCERE

Lou Reed è morto

a cura di Carlo A. Giardina

Come scrissi una volta nel mio primo articolo per Inside su Bob Dylan, sarebbe stato meglio linkare un documentario sulla sua vita o comprare una bella biografia piuttosto che scrivere un misero articolo.

Anche perché cosa potrà mai essere scritto di nuovo? Lou Reed può essere conosciuto in qualsiasi modo anche senza averlo mai visto: leggendo chilometri e chilometri di interviste; lasciandosi trasportare dai suoi testi; ascoltando tutti (attenzione sono parecchi!) i suoi album; rivedendo programmi televisivi e documentari; leggendo la sua vita su Wiki…scusate, ma non riesco a scriverlo.

La verità è che Lou Reed nel bene o nel male ha lasciato il segno su questo pianeta. Mi devo correggere perché, a quanto pare (facebook per gli istituti di statistica è una vera e propria manna dal cielo), ha lasciato un segno a tutti coloro che almeno una volta hanno, anche vagamente, ascoltato qualcosa di Lou.

Non mi va di parlare di musica nel senso stretto, di che genere/i abbia influenzato, della sua particolare tecnica nel suonare la chitarra elettrica, della tossicodipendenza, delle liti e degli amori con altri grandi icone della musica mondiale. Per tutto ciò ci sono tutte quelle fonti che vi ho elencato poche righe fa.

Io, ora, qui, voglio parlare di emozioni, di ricordi. Questo non è un articolo sulla morte di Lou Reed, ma un ricordare ciò che grazie alla sua musica ora riusciamo a ricordare.

Mi spiego meglio. Partiamo dal fatto che musicalmente era un genio sin dal liceo, e su questo non ci piove. Ma i geni musicali non sempre hanno tutto questo successo. C’è dell’altro e, giusto per chiarire, non è stata la sua morte a renderlo immortale. Lou lo era già nei suoi primi anni di vita, già subito dopo l’elettroshock fattogli per eliminare la sua bisessualità manifestatasi in giovane età. Ovviamente non funzionò, ma queste sono altre storie.

Come dicevo, c’è dell’altro e quest’altro, secondo me, sta nel fatto che ognuno di noi possa immedesimarsi facilmente nei suoi brani. Ascoltando i suoi più celebri pezzi ci sentiamo parte di essi. I suoi riff ti entrano nello stomaco per poi salire al cervello e dirti: “Non ci siamo mai visti, ma ci conosciamo da sempre“.

Perfect day. Chiunque ascolti perfect day è invaso da una irrefrenabile gioia amara mista a malinconia che sono esattamente le sensazioni provate da Reed durante la sua scrittura. Un brano del genere ti trasmette tanta gioiosa euforia da farti pensare che la sua melodia sia sempre stata dentro le tue sinapsi. E nulla toglie che questo brano sia un elogio all’eroina, perché fa stare bene chiunque: eroinomani, preti, manager, professori, neonati. [sz-youtube url=”http://www.youtube.com/watch?v=QYEC4TZsy-Y” /]

Venus in Fur. Una cantilena psicoipnotica a mo’ di mantra che non ti entra dentro, ma tutto ciò che hai già di questo brano fuoriesce per ricongiungersi al brano stesso. Il ricordo di situazioni, emozioni, sensazioni che pian piano escono dal nostro subconscio per arrivare in superficie. Ci riempie svuotandoci e ci svuota riempiendoci. Uno scambio dalla dinamica staticità che ti segna e ti cura. [sz-youtube url=”http://www.youtube.com/watch?v=8wbyoARLHaw” /]

Mi fermo a questi due brani per evitare di essere prolisso e per evitare di consumare la tastiera del mio pc che già perde colpi.

Questo non è un articolo su Lou Reed. Queste parole non elogiano Lou Reed. Non è un inno al genio, ma un discorso fatto a noi stessi. Il corpo muore, ma le emozioni si tramandano e potenzialmente puntano all’immortalità.

Ora se volete conoscere le storie, forse più interessanti di questa, riguardanti la droga, le sue tendenze bisessuali, la metredina, la “Ostrich Guitar”, il rapporto con Bowie, Andy Warhol, i trans, Iggy Pop, le medicine, la depressione, i premi, le gioie e i miracoli, fate pure quello che volete. Tanto ormai Lou Reed è morto. O forse lo era già ancora prima di nascere perché la sua musica non è stata scritta da lui, ma solo portata alla luce da qualcosa che da sempre ha abitato la nostra terra e noi stessi.  

Associazione Vox

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