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Associazione Vox | giovedì 23 marzo 2017

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BOLOGNA CHILDREN’S BOOK FAIR - Associazione Vox

BOLOGNA CHILDREN’S BOOK FAIR

| On 09, Apr 2015

A cura di Camilla Pelizzoli

Primavera, Bologna. Queste coordinate crono-geografiche, per chiunque bazzichi l’ambiente editoriale, significano una sola cosa: Bologna Children’s Book Fair.

Meno nota al pubblico generalista rispetto ai vari saloni e festival, la fiera è uno degli eventi più importanti nel calendario di chi si occupa di cultura per bambini e ragazzi e riesce a richiamare tutti gli operatori della filiera: da autori e disegnatori sino a sviluppatori di app e software, senza contare una miriade di editori e relativi uffici diritti.

Nell’edizione 2015  circa 1200 espositori e 25000 addetti sono giunti nella cornice della città emiliana, che per qualche giorno si è riempita di ospiti internazionali provenienti dai quattro angoli del globo, risuonando di una miriade di lingue, tutte impegnate a discutere di una cosa sola: libri per piccoli lettori e per i loro genitori.

Tecnicamente l’ingresso è riservato ai soli operatori del  settore, ma per una serie di fortunate coincidenze sono riuscita a infiltrarmi e a osservare da vicino il meraviglioso fermento che ha animato il quartiere fieristico nei giorni scorsi.
Sin dall’ingresso si è colpiti dalle diverse esposizioni di illustrazioni, che mostrano una moltitudine di colori e stili agli occhi di chi guarda: quest’anno, in particolare, la mostra dedicata agli illustratori croati (il cui paese era Ospite d’onore di questa edizione) è riuscita a far immergere l’osservatore in una realtà favolistica particolare e affascinante.
Colpisce, inoltre, lo spazio reso disponibile anche agli illustratori venuti in fiera come esterni: muri interi su cui è possibile appendere i propri disegni, talvolta accompagnati da biglietti da visita, nella speranza di solleticare l’occhio di un editore. Un’ulteriore conferma di quanto lo scopo di questa fiera sia, soprattutto, la formazione di nuovi contatti.

Non è un caso  che il sottotitolo ufficiale della fiera sia “The rights place for children content” per quanto gran parte delle trattative ormai si svolgano attraverso comunicazioni telefoniche e telematiche infatti, l’incontro dal vivo rimane un momento cardine delle discussioni tra diverse identità editoriali, che possono così approfondire la conoscenza delle novità reciproche, dei progetti in corso o futuri, delle idee che a volte cominciano a prendere concretezza proprio grazie a un discorso cominciato, vis a vis, in fiera. Così passeggiando tra gli stand non è difficile sentire e vedere persone di varie nazionalità che, in inglese, discutono delle nuove uscite a cui tengono di più, dei disegnatori che vorrebbero lanciare, dei narratori con una voce adatta a questo o quel paese;  il tutto magari sbocconcellando tradizionali snack e caramelle offerte dagli stand, oppure impegnandosi in attività più artistiche, come si poteva vedere presso lo stand di una casa editrice coreana che offriva a tutti la possibilità di giocare e creare bigliettini con cartoncini colorati e carta velina (un’idea che, se mi si permette un giudizio personale, reputo ottima e divertente).

Come se non fosse abbastanza, la BCBF offre anche diversi incontri ogni giorno sui temi più disparati: dalle conferenze più tecniche dedicate all’evoluzione degli e-book ed ai nuovi strumenti del mestiere, a quelle di più ampio respiro, dedicate a temi quali la comunicazione di argomenti sensibili ai bambini, oppure a particolari fenomeni commerciali. Come dimenticarsi poi le premiazioni del premio Andersen, del premio Astrid Lindgren, del Bologna Ragazzi e dell’Opera Prima: riconoscimenti ambiti che danno un’idea della produzione dell’anno passato e, insieme, cominciano a dare una prospettiva di quelli che saranno gli sviluppi futuri.

Da osservatrice esterna – che vorrebbe diventare interna – sono uscita da Bologna con un paio di chili di cataloghi, brochure e biglietti da visita, e la convinzione che in fiera, pur trattandosi di una realtà professionale, non è difficile tornare bambini e lasciarsi trasportare dalla magia delle storie che, con un po’ di fortuna, accompagneranno i piccoli lettori di domani.

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